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La telemedicina, un ponte tra medico e paziente

 

 

In ambito sanitario se ne parla e si investe molto, ma cos’è la telemedicina? Se ne sono date tante definizioni ma, sostanzialmente, è l’insieme di quelle metodiche che permettono la trasmissione di dati clinici a distanza attraverso sistemi informatici e di telecomunicazione.

Gli obiettivi: ridurre la distanza tra medico e paziente (si pensi l’utilità nei territori insulari o montani), permettere la circolazione dei dati clinici (utile per esempio quando un paziente viene ricoverato in 2 ospedali diversi), archiviare dati che possono avere interessi trasversali (quali studiare l’epidemiologia di una malattia), ma soprattutto deospedalizzare. Questo è uno degli obiettivi più concreti con riscontro attuale e futuro, soprattutto tenendo conto l’aumento costante dell’età media della popolazione, e la possibilità di cura di patologie croniche, la cui comparsa è sempre più precoce a causa di errati stili di vita.

In una popolazione sostanzialmente più anziana e più malata, la riduzione dei tempi di ricovero può avvenire grazie al presidio del territorio tramite la presa in carico di pazienti già noti ai quali si controllano parametri che permettono di ridurre le recidive. Il processo di cura quindi non termina più all’atto della dimissione ma prosegue con controlli che possono avvenire a domicilio, in un ambiente più confortevole per il paziente e che gli comporta minori stress. Inoltre risultando più semplice l’esecuzione dei controlli si può aumentarne la frequenza, permettendo di avere un quadro più dettagliato dello stato di salute del paziente che può guidare a processi decisionali:anticipare il ricovero se presente il rischio di un evento acuto, o impedire un ricovero che potrebbe risultare incongruo.

Obiettivi così ambiziosi, uniti alle prospettive di crescita tecnologica permettono di guardare in avanti verso confini dagli sviluppi per ora imprevedibili. Bisogna però tenere conto che la telemedicina non si sostituisce ai normali processi clinici, li può integrare, favorire, o migliorare, ma solo nel momento in cui vi è corretto coordinamento tra le figure in gioco che a seconda dei protocolli includono, oltre al paziente, il medico di medicina generale, gli infermieri, gli operatori del territorio e i medici specialisti.

Se è vero che la telemedicina va infatti di pari passo con lo sviluppo tecnologico, è anche vero che le scarse conoscenze di informatica di queste figure può essere uno dei maggiori fattori limitanti, per sorpassare il quale sarà necessario un cambio generazionale e magari l’introduzione di una didattica professionale finalizzata.

La conoscenza delle possibilità, ma soprattutto dei limiti del processo di digitalizzazione delle informazioni cliniche, può essere determinante nel guidare l’ago di in una bilancia, che oscilla tra la applicabilità o meno di una metodica. Sul piatto di tale bilancia ci sono i costi della metodica, il corretto coinvolgimento degli operatori, ma soprattutto la applicabilità del progetto che deve partire da una necessità clinica e non da una imposizione della tecnologia.

 

Giuseppe Travain

 

 

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