La vita del pendolare comincia di mattina. E' un viaggiatore, ma la sua non è un’ avventura. Anzi, è una disavventura. Sono circa 2 milioni quelli che quotidianamente devono vedersela con una serie infinita di disagi prima di giungere alla città di studio o di lavoro, utilizzando il treno.
Non considerando gli scioperi del personale, arrivare in orario è una questione di fortuna, nell’accezione latina del termine, ovvero è un “caso”. Solo il 51% dei treni è in orario, e per ¼ di essi il ritardo è piuttosto considerevole (superiore ai 15 min). Se il pendolare riesce a salire nel treno, benchè questo sia spesso affollato, deve fare attenzione a non appoggiarsi alle porte: per tre quarti sono guaste. Se riesce invece a trovare posto a sedere, non ne trae un gran vantaggio: appoggiare il capo sul poggiatesta del sedile è estremamente pericoloso, perchè vi si annidano colonie di batteri. Perciò le associazioni dei consumatori stanno promuovendo una campagna per l’utilizzo di poggia testa usa e getta.
Il pendolare inoltre non gode degli stessi diritti del normale passeggero: è considerato dalle ferrovie un cliente di serie B. Non può infatti richiedere gli stessi rimborsi per il ritardo di un treno. Certo paga una tariffa ridotta, ma non è esente dai problemi che affliggono tutti i viaggiatori. I prezzi poi sono un dilemma: i dirigenti aumentano continuamente le tariffe, che considerano fra le più basse d’Europa. «Gli Italiani - dicono - vogliono tariffe polacche e servizi tedeschi o francesi» - e sarebbe una gran fortuna, perchè non abbiamo nè le une né gli altri.
I disagi non terminano nel mezzo di trasporto, ma continuano in stazione - luogo sporco, obsoleto e scomodo. Fra i progetti a al riguardo, quello di «vietare il fumo nelle stazioni» è sicuramente un'iniziativa lodevole, ma non di primaria importanza. Si deve prima risolvere la questione della microcriminalità.
Al momento il monopolio del traffico su rotaia detenuto da Trenitalia non favorisce la concorrenza. Né migliora la qualità: nella tratta Milano-Roma dal 1987 al 2007 si va più lenti di circa 50 minuti.
Il problema però non è solo dei pendolari del treno: ci sono quelli (il 70% del totale) che sono costretti ad usare l’automobile per spostarsi, aumentando il traffico stradale. I miglioramenti del servizio ferroviario eliminerebbero sensibilmente il traffico, facilitando la vita un po’ a tutti.