Idee chiare sull'orario di chiusura dei bar
La Regione Veneto ha emanato da poco una legge riguardante l’orario di chiusura di discoteche e bar , nell’intento di ridurre il fenomeno delle stragi del sabato sera, e portandolo alle ore tre per le discoteche ed alle 20 per i bar nei giorni festivi e prefestivi.
I comuni di Verona e Vicenza hanno impiegato 10/15 giorni per emanare un'ordinanza che prevede la deroga degli orari per i pubblici esercizi. Dunque, in questi comuni, i bar possono tenere aperto fino alle due con l'autorizzazione comunale e fino alle quattro con quella della Questura.
In Comune a Padova, invece, trascorsi alcuni mesi dalla legge, non sanno cosa fare, tanto che il 24/12, il 25/12 ed il 31/12 i bar o locali pubblici rischiano di dover chiudere attorno alle otto di sera, rendendo deserta la città dopo la messa di mezzanotte; niente cioccolata calda o vin brulé, punch o spumante.
Dal punto di vista dell'ordine pubblico si potrebbe anche capire: tutti a casa come ci fosse il coprifuoco - così extra comunitari legali ed illegali non troverebbero locali per potersi ubriacare. Non ci sarebbero né il via libera allo spaccio di droga, né spaccate alle vetrine, né infine studenti ubriachi con le bottiglie in mano.
In quanto alla parte commerciale molti locali, dopo l’impressionante aumento delle aperture di bar nel territorio del Comune di Padova, hanno pensato di diversificare la clientela impostando altrimenti la propria attività, aprendo alle sei e chiudendo alle 19, oppure iniziando in tarda mattinata o nel pomeriggio e serrando alle due o alle quattro. Si assiste alla trasformazione di enoteche in birrerie e alla specializzazione nell'offerta di colazioni per persone che lavorano di notte o per i discotecari.
Questi titolari hanno investito tempo e denaro per rinnovare il locale, anche assumendo personale; dunque avrebbero diritto ad un preavviso considerevole per il cambiamento improvviso ed obbligatorio degli orari.
I locali dovrebbero avere un lasso di tempo di anni per poter modificare la propria impostazione; ma i politici seguono la moda del momento, riescono da un giorno all’altro a mettere sul lastrico o in una posizione di privilegio delle attività produttive.
Questo si chiama razzismo.
In effetti si mette in condizione una persona di essere diversa da altre, a prescindere dal colore della pelle, privilegiando chi ha scelto di impostare un locale giornaliero e mandando in un forno crematorio chi ha scelto l'orario serale.
Idee non chiare in Regione Veneto, in Comune a Padova e neanche nel cervello delle associazioni di categoria, pronte ad istituire corsi di ogni genere per il proprio tornaconto e ad abbassarsi ai voleri dei politici di turno. Nella prassi i gestori dei locali sono lasciati in mezzo alle onde delle burrasche politiche, prendendo per buono quello che l’altro fa di cattivo.
Poco tempo fa in un locale di un amico, che tiene aperto fino alle due, specializzato in caffetteria-pasticceria senza alcolici, due vigili urbani sono entrati per un controllo. Erano le due e un quarto e dopo aver gustato un caffè, hanno invitato la clientela, 4 o 5 persone, a lasciare il locale, perché il proprietario doveva chiudere, lasciando stupefatto il titolare: sembrava che il locale fosse loro (testuali parole); così, dopo aver chiuso il bar e rischiato una multa, il titolare ha preso l’auto ed ha fatto il giro di Padova per vedere quanti baracchini erano aperti e constatando la vendita di alcolici, anche se proibita, dopo le due di notte.
Ancora una volta due pesi due misure, ovvero razzismo.
In realtà l’orario critico, in termini di sicurezza sociale, non è alle sei di mattina, ma bensì nel periododi tempo tra le tre e mezza e le cinque e mezza; bisogna prestare la massima attenzione, fermarsi per un riposino, e valutare il possesso delle proprie capacità.
I politici dovrebbero capire che l’orario giusto di chiusura delle discoteche è alle sei; tanto se i ragazzi vogliono stare in discoteca fino a mattina, fanno 150 km e vanno in Friuli, in Lombardia od in Emilia Romagna, aumentando il viaggio di ritorno e di conseguenza la possibilità di incidenti. Stesso discorso per i bar: si va da Padova a Vicenza o Venezia, Limena o Mestrino, Albignasego o Camposampiero.
Comunque vadano le cose, voglio proprio vedere se i vigili urbani a Natale o a capodanno andranno per locali a fare multe.
Maurizio Rossi