home

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 

Lettera aperta ai vertici della Chiesa Cattolica

 

Durante i giorni dell’estate ormai trascorsa Lorenzago del Cadore, paesaggistica località fra quelle cattedrali della natura che sono le Dolomiti venete, è salita alla ribalta delle cronache per l’arrivo di Papa Benedetto XVI, intento a trascorrervi un periodo di vacanza.

Sperando che la vicinanza del Santo Padre sia stata di aiuto alle coscienze, approfitto di questo spazio per rivolgermi ai vertici locali della Chiesa Cattolica, per indirizzare loro una preghiera: trovate una soluzione per il Seminario Minore di Selvazzano. L’edificio in questione è stato fortissimamente voluto dall’allora vescovo di Padova Bordignon che, forse senza avere ben valutato l’andamento delle vocazioni clericali, non ha trovato niente di meglio che edificare quello sproposito architettonico, vacillante e senza futuro già al suo nascere.

Poco male, tanto hanno pagato i cittadini padovani. Ricordo i racconti di genitori e nonni sulla serrata questua, in tutte le parrocchie, per raccogliere i fondi necessari all’opera. La mia famiglia posso assicurare che ha contribuito in modo direi più che generoso, convinta a suon di omelie che si trattasse di un bene sommo ed indispensabile. In effetti, chi poteva mai dubitare che la Chiesa Cattolica avesse bisogno di ulteriore spazio per i suoi seminaristi? E’ noto, come abbia sempre posseduto solo pochi metri quadri in tutta la diocesi…

Andando avanti con la storia, cinque anni fa il Seminario viene abbandonato perché troppo grande e dispendioso (ma va?), a favore di una nuova e costosissima ristrutturazione in quel di Rubano. Poco male, tutti possono, diciamo così, cambiare strategia. Il punto però e diverso: del vecchio mausoleo cosa si fa? Esattamente nulla, lo si lascia marcire. E qui comincia il mio mal di fegato. Perché? Semplice, perché la gente intanto muore. Avete presente tutte quelle persone, un tantino meno fortunate di noi, che nel periodo della dichiarazione dei redditi vediamo tutte le sere negli spot televisivi, che all’ora di cena ti fanno passare l’appetito per ricordarti di dare “l’otto per mille” alla Chiesa Cattolica? Ecco, quelle persone intanto muoiono. Ed io manderei lo spot con il Seminario che cade a pezzi.

Forse è il caso di collegare le cose con una bella parabola, che anche un cretino dovrebbe capire, tipo quella dei talenti: se Dio ti ha donato qualcosa di valore, è bene metterlo a frutto e non lasciarlo improduttivo e sterile. Mi sembra che il riflesso sociale del messaggio sia piuttosto calzante al nostro caso: la proprietà privata comporta delle responsabilità di buon uso della cosa. Il principio non è difficile da intendere, lo Stato ad esempio lo applica quando si tratta di aumentare le tasse sugli immobili sfitti dei quali, per l’appunto, non si fa certo un buon uso. Forse temo di aver sbagliato esempio, tanto il Seminario non è gravato dall’imposta comunale sugli immobili perché è, come da accordi fra Stato e Chiesa, un bene funzionale al culto. Talmente funzionale da essere abbandonato, ma questo è ovviamente cercare il pelo nell’uovo…

Tornando ai giorni nostri, come se ne esce da questa situazione poco edificante? Tanto per dire, si potrebbe restituire ai padovani quanto versato per un’opera oramai non più dedita allo scopo originario. Considerare, insomma, le offerte di allora come donazioni condizionate al fine: venuto meno quest’ultimo vanno restituite. Non in contanti, ovvio, quanto magari destinando parte del ricavato dalla vendita del Seminario nella creazione di una associazione per l’assistenza domiciliare degli anziani. Oppure per un primo soccorso ai profughi clandestini che alla Chiesa piacciono tanto, basta che non stiano dentro il mausoleo “talmente utile che lo abbiamo abbandonato”, perché altrimenti vanno sgomberati… Se invece stanno sotto casa mia a delinquere, vanno aiutati…

La risposta a queste critiche, potrebbe essere che il Seminario è della Chiesa ed Essa ne fa ciò che ritiene più giusto. No, non fin tanto che la gente muore. Non si lasciano milioni di euro improduttivi, solo perché si ha il potere di farlo, con scuse del tipo: sono questioni complicate, c’entra la politica, l’andamento del mercato immobiliare, le strategie di investimento finanziario… Avete presente “il vostro parlare sia fatto di sì sì e di no no, tutto il resto è del diavolo”? Carissimi vertici ecclesiastici, attenetevi a questa semplice regoletta, che dovrebbe suonarvi familiare, altro che passare mezzo Medio Evo a discutere se il mantello di Cristo era in sua proprietà piuttosto che no.

Concludo con una preghiera: Beatissimo Padre, come cittadino di queste terre sono orgoglioso di averLa potuta ospitare per qualche giorno di riposo; avrà di sicuro ammirato quei bellissimi panorami che le Dolomiti sanno regalare e, nel silenzio di quella chiesa fatta di roccia e non di mattoni, si sarà sentita, fulgida, l’eco della Sua preghiera. Spero che quest’ultima possa muovere la coscienza di chi ha in mano il futuro del Seminario di Selvazzano, di chi, magari arrivato da vescovo in questa città, tuonava contro i suoi abitanti spreconi e capitalisti senza cuore, perché non mettevano a frutto i loro talenti per fare del bene a chi intanto muore.

 

Stefano Lazzarini

 

commenta