«L'arte è forma». E' il messaggio di Inos Corradin, artista veneto emigrato a 20 anni i Brasile, dove si è inserito nel mondo degli artisti di San Paolo e di Salvador de Bahia. Ed è, anche, una coraggiosa alzata di mano per esprimere un'idea che in molti pensano, ma che tacciono di fronte alla fatale falange di critici ed artisti riconosciuti, come Kosuth, Koons e Hirst, che gridano, da pulpiti irraggiungibili: «L'arte è concetto».
La fama di Corradin, tuttavia, ha varcato ugualmente i confini del Sud America, e così sua la pittura piena, spessa e robusta è stata esposta sabato 29 settembre dalle ore 17.00 alle ore 20.00 presso la sede dell’Associazione Idea Padova, Palazzo Sarmatia, in via Alsazia, 3 – Padova.
«Non occorre l'emozione del momento - spiega Corradin - Quando una voce dice al pittore che deve dipingere, egli sa già che può attingere ad un archivio privato, che raccoglie le sensazioni di una vita. Perchè l'arte, come la vita, è sedimentazione di esperienze. Ciò che ci plasma, modella l'arte». E l'emozione, in Corradin, si fa incontenibile, tanto che le sue figure, come d'altra parte i suoi paesaggi, sembrano faticare a racchiuderla. E' una forma che ha una matrice originaria, un'energia libera, che si rinnova senza moltiplicarsi, garantendo a se stessa il timbro dell'unicità.
Ma la forma non può seguire le leggi della prospettiva. Giacché deriva dall'esperienza, non può che perpetuare le leggi dell'esistenza. «La vita - chiarisce - ti insegna anche lo sdoppiamento. Non voglio null'altro che non sia un ritratto interiore di me. Questa è la mia visione estetica».
Quanto allo stile, a Padova, per la prima volta in Italia, sono stati esposti non soltanto i dipinti di genere classico (cioè, a prescindere dai contenuti, olii con chiaroscuri e sfumature), ma anche i collage con sovrapposizioni e corde.
Le influenze sono evidenti osservando gli oggetti iconizzati e i personaggi ridondanti. «Ho avuto - spiega - una grande passione per Modigliani, e più tardi per Morandi. Poi, mi sono avvicinato a Botero, ma tra me e lui c'è una differenza: i suoi personaggi hanno la testa piccola e il corpo grosso; nei miei, pur grassi, prevale la testa».
Marco de' Francesco

L'artista, a sinistra, con l'editore
la mostra e il pubblico
alcune opere
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