
Sentire il clima per risparmiare energia
Un brevetto dell'ateneo patavino per i prodotti della Rhoss Spa
di Marco de' Francesco
Un accordo tra Università di Padova e la Rhoss Spa di Codroipo (Udine) ha portato a brevettare un'indeita innovazione tecnologica. Rhoss fa parte del gruppo Irsap di Arquà Polesine, leader del settore impianti di refrigerazione controllata dalle famiglie rodigine Zen e Rossi. Rhoss è presieduta da Alessandro Zen mentre l'a.d. è Fabrizio Rossi, erede della dinastia del banchiere Orazio Rossi.
L’impresa, guidata dall’amministratore delegato Fabrizio Rossi, 280 dipendenti e 67 milioni di euro di fatturato di cui circa la metà realizzata all’estero, ha deciso due anni fa di consolidare la propria posizione investendo in tecnologia e dando vita ad un progetto di ricerca con i dipartimenti di ingegneria dell’informazione (Dei, settore di automatica) e di fisica tecnica. Ne è nato un nuovo algoritmo, un programma fondato su equazioni matematiche in grado di valutare in tempo reale informazioni provenienti dall’ambiente e stabilire quanta energia applicare per il raffreddamento. L’innovazione, applicabile sia a macchine industriali che domestiche, è stata brevettata.
«Tutti gli impianti – spiega Alessandro Beghi, professore di ingegneria dell’automazione – perdono potenza termica, a meno che non siano capaci di adattarsi alle mutevoli condizioni operative. In questo caso si realizza un risparmio consistente, anche superiore al 12%, perché si evitano sprechi legati alla produzione di acqua a temperatura inutilmente bassa».
Il progetto è durato circa un anno, anche se la collaborazione continua per aspetti diversi. Ha impegnato cinque ricercatori, alcuni dei quali assunti “a contratto”, e i risultati sono stati pubblicati su riviste internazionali e saranno presentati a luglio al congresso di Seul dell’Ifac, la Federazione internazionale del controllo automatico. Il prodotto è già in commercio.
La Rhoss dispone di un laboratorio di test allo stato dell’arte, con strutture costose e complesse. E’ stato realizzato quattro anni fa, ed è in grado di ricreare condizioni ambientali estreme, dai – 20 ai + 50 gradi centigradi. E’ il più grande d’Italia nel suo genere.
«Il rapporto tra industria e università – afferma Beghi – non è sempre problematico. Ci sono delle buone realtà. Il nostro dipartimento, per esempio, è un riferimento internazionale, e collabora con Ducati Corse, con l’Agenzia spaziale italiana e con diverse imprese di software. Si tratta di cooperazioni ampie e virtuose: non siamo fornitori di manodopera a basso costo, e prodotti e scoperte consentono alle industrie di collocarsi al top».
E i costi? «Il prezzo della ricerca è sempre elevato – spiega Pierluigi Ceccolini, direttore generale Rhoss – e questo non tanto per i compensi dell’università, quanto per il tempo impiegato dalle risorse aziendali, soprattutto quelle dei settori marketing e tecnico. Non si tratta di fare ricerca di base, ma orientata all’innovazione del prodotto. E, visti i risultati, la collaborazione con l’ateneo continuerà: ora stiamo studiando una seconda versione del prodotto, ulteriore evoluzione di quello già in commercio».
(pubblicato sul Mattino di Padova il 3 maggio 2008)
commenta