
Moschea a Padova: vera solidarietà o interesse?
A Padova è scoppiato l’ennesimo caso pubblico: moschea sì o moschea no.
Come se negli ultimi anni non si fosse dibattuto di iniziative perlomeno discutibili, come ad esempio lo sgombero di via Anelli, il “muro” delle divisioni e i “pacs alla padovana”! E ciò invece di evidenziare l’immagine della città nel mondo per le sue importanti peculiarità storiche e culturali, per la seconda Università più antica del Paese, per la sanità di eccellenza o per i preziosi affreschi di Giotto.
Ecco che si discute nuovamente un tema importante, rispetto al quale si possano aprire mille interpretazioni, mille posizioni, mille idee e iniziative.
Tutto nasce da una richiesta di concessione di un edificio da parte di un’associazione culturale; a questa è seguita una delibera di Giunta del Comune del 27 novembre 2007 di pre-assegnazione di un immobile di proprietà comunale in via Longhin ad una fondazione e all’associazione culturale, beneficiata poi da un’altra delibera del 12 febbraio 2008 che le assegna un'area con sovrastante fabbricato di proprietà comunale e nella stessa via.
Con le recenti polemiche sulla costruzione della moschea e sull’opportunità per un'istituzione di contribuire all'edificazione di un luogo di culto, viene spontaneo domandarsi come mai si sia scelto un mezzo amministrativo come una delibera di Giunta comunale per rispondere ad un’esigenza di un’associazione culturale.
Attualmente si stanno mobilitando associazioni, partiti, attivisti e semplici cittadini per difendere o condannare la scelta: si stanno raccogliendo firme per un referendum comunale per sapere se la popolazione cittadina sia d’accordo o meno.
Credo si debba approfondire l’argomento per non rischiare di incorrere nel qualunquismo ma soprattutto per non trasmettere l’idea che possa trattarsi di una scelta tra fedi religiose o tra diversi stili di vita.
Nel merito, credo sia importante che i fedeli di qualsiasi credo possano ritrovarsi per poter professare la loro fede, ma sono anche convinto che non si possa, né si debba, favorire una fede rispetto alle altre; penso peraltro che definire queste questioni con strumenti politici non di programmazione sia per lo meno azzardato.
A Padova nel 2007 la popolazione straniera residente ascendeva a circa 22.000 persone e, tra le prime otto cittadinanze più rappresentative, quelle che tendenzialmente potrebbero professare la religione mulsumana sono poche: infatti la prima è quella Rumena (5655), seguita da quelle Moldave (2618), Albanese (1632), Nigeriana (1478), Marocchina (1449), Filippina (1303), Cinese (993) e Ucraina (544).
Per questo a molti si chiedono se tutta questa attenzione sia vera solidarietà o piuttosto si tratti di mero interesse.
Nelle prossime settimane sarà un tema alquanto dibattuto: qualunque sia l’esito è importante ricordare che non è una crociata idealistica o religiosa né una contrapposizione fra culture perché, se ciò accadesse, sarebbe un gravissimo errore sociale e di civiltà.
Alberto Salmaso
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