
Il dibattito. Da sinistra: Colomban, Milanesi, Rossi Luciani e Monestier
Città- nuova, la spinta dei giovani
Mariani a Silva: «La metropoli esiste già, si può agire insieme»
di Marco de' Francesco
La spinta è venuta dai giovani, industriali e costruttori, nell'assemblea comune che hanno organizzato l'altro giorno alle Padovanelle. Guardare il territorio dall'alto significa vedere un'unica metropoli. E Padova potrebbe essere vista allora benissimo come un quartiere della grande metropoli. Che senso hanno allora le sovrapposizioni di strutture ed enti?, è stata la provocazione di Jacopo Silva.
Il presidente dei giovani industriali ha ipotizzato la creazione di una Agenzia per lo sviluppo della metropoli, strumento da utilizare per vendere gli enti inutili. Ma qui entrano in gioco i "campanili": che è disposto a perdere l'ospedale sotto casa?
«Le questioni sollevate dalla proposta di Silva – ha affermato ieri l’Assessore all’urbanistica di Padova Luigi Mariani – sono fondate. La metropoli di fatto c’è già, e bisogna ragionare secondo una scala adeguata. Perciò gli assessorati all’urbanistica di Padova e Venezia hanno preso degli accordi per opere che coinvolgono entrambi i comuni. In quanto all’Agenzia, questa può essere uno strumento, anche valido, di realizzazione delle opere; ma bisogna che i soldi vengano fuori da qualcuno».
Silva aveva proposto una Agenzia a capitale misto sia per superare il policentrismo amministrativo che per sopprimere gli enti inutili e valorizzare le eccellenze. Nella convinzione che il Veneto sia una sola metropoli di cui fa parte Padova, quartiere con primati economici e culturali. Giovanni Costa, docente di organizzazione aziendale ad Economia è d'accordo sulla necessità di creare massa critica per favorire la concentrazione, ma è necessaria anche la credibilità. «Cominciamo prima a creare addensamenti umani degni di questo nome e ciò non significa negare le singole peculiaretà di cui il territorio è ricco, ma favorire aggregazioni con popolazioni che hanno determinate caratteristiche», afferma il docente.
Al convegno tutti si sono posti una domanda: «E la Regione? Che ci sta a fare?». Dovrebbe prendersi la responsabilità di evitare la polverizzazione degli investimenti.
«La Regione – fa sapere Jacopo Silva – è un ente di ampio livello per pianificazione, ma molte cose si possono fare senza il consueto rimpallo di competenze tra enti territoriali. Nell’integrazione tra multi-utility può svolgere un ruolo di indirizzo; ma un’agenzia per lo sviluppo, e quindi un ente economico con poteri circoscritti, può sostenere dei rapporti veri tra pubblico e privato e svolgere agilmente le operazioni di vendita di enti inutili». Se si tratta di comprare e rivendere un aeroporto improduttivo, per esempio, un’agenzia può far prima e meglio, perché risponde a criteri di bilancio. «Sulla necessità – continua Silva - di favorire l’aggregazione di servizi territoriali, c’era già nei nostri amministratori una certa sensibilità. Manca una scossa, un stimolo per trasformarla in qualcosa di pratico. Zanonato dice che servono delle energie? Noi siamo qui per questo».
(pubblicato sul Mattino di Padova l'11 maggio 2008)
commenta