BELLUNO – Errori nelle trasfusioni, nelle prossime settimane un apposito braccialetto elettronico in grado di scongiurarli sarà adottato nei reparti Rianimazione e Chirurgia dell’ospedale San Martino di Belluno. Dopo due anni di test nelle unità operative di Medicina e Immunoematologia e Trasfusionale l’applicazione del congegno è dunque destinata ad estendersi ad altre sezioni importanti della struttura sanitaria. Lo ha deciso la direzione generale dell’Ulss 1 che affida la fornitura «in service» di questo sistema (Basic Hemo) alla ditta Tiomed srl di Trento, per una spesa di 22.320 euro all’anno. Si tratta di una novità che pone l’ospedale del capoluogo all’avanguardia in Italia nell’applicazione del programma di emovigilanza.
Ma come funziona? «Tre sono i fattori principali della questione – spiega Lucio Di Silvio, direttore sanitario della Ulss 1 di Belluno -: un braccialetto con microchip che memorizza coordinate importanti come il nome e il cognome del paziente, la sua data di nascita e il suo gruppo sanguigno; una sacca di sangue tracciata con questi elementi informativi; infine, un sistema a radiofrequenza gestito da un palmare, che fa scattare un allarme in caso di errata assegnazione della sacca di sangue». Il sistema consente l’apertura della sacca solo dopo che è stata verificata la compatibilità con il paziente. L’obiettivo è di evitare che, al momento della trasfusione, le sacche di sangue vengano scambiate.
Solo a Belluno, ogni anno si svolgono sei o settemila operazioni che richiedono diverse migliaia di trasfusioni. «Da noi gli errori non sono frequenti – continua Di Silvio - se ne contano sulle dita di una mano negli ultimi dieci anni. Ma, a prescindere dal rischio statistico, c’è il dovere morale di cercare di azzerare il pericolo. Bisogna infatti pensare che uno scambio di sacche può portare un po’ di febbre, ma può anche determinare uno stato di choc irreversibile. E per fortuna oggi non c’è più il problema della trasmissione delle malattie, perché i controlli su patologie come l’epatite o l’aids sono molto severi».
Non è strettamente necessario che il sangue appartenga ad un paziente determinato. «Nei casi di urgenza – spiega Di Silvio – si utilizza il sangue di donatori, che però dev’essere compatibile per gruppo sanguigno».
Belluno è autosufficiente per riserve di sangue. «Anzi – termina Di Silvio – concede le eccedenze a Padova, e altre vanno in Sardegna. Se la situazione è rosea, è grazie all’Abvs (associazione bellunesi donatori di sangue), che ha profuso un impegno davvero straordinario».
Marco de' Francesco