Stella lancia l’allarme: «la politica ha allagato il Paese»


Non c’è limite all’elefantiasi, alla bulimia e al divismo della classe

dirigente italiana

 

«I cittadini devono riappropriarsi della politica. Non sarà facile: è come togliere un osso ad un dobermann». Lo ha affermato Gian Antonio Stella, autore, insieme a Sergio Rizzo, di un corrosivo e documentato libro sugli sprechi della classe dirigente italiana, La casta. Invitato da un gruppo di associazioni di area moderata, il giornalista-scrittore era al centro congressi Papa Luciani di  Padova, la sera dell’11 settembre, alla conferenza I costi delle istituzioni tra ipocrisia e necessità di indipendenza. Leonardo Padrin ha fatto gli onori di casa, mentre il direttore del Mattino di Padova Omar Monestier, le domande. 

«Deve emergere – ha spiegato Stella - una nuova consapevolezza. Prima siamo cittadini, e poi di destra o di sinistra. E abbiamo un problema: la politica ha allagato il Paese». Secondo Stella non c’è ambito della vita civile che non sia stato inquinato da una classe dirigente onnivora e presenzialista. Che ha una sola preoccupazione: quella di “piazzare” amici e parenti. «D’altra parte – chiarisce – una casta chiusa funziona solo per cooptazione. Si può entrare solamente se qualcuno ti apre la porta. E il degrado è bipartizan: anche Bossi e Di Pietro hanno approfittato della propria posizione per sistemare, rispettivamente, moglie e figlio».

E’ malato anche il rapporto tra elettori ed eletti, perché manca un’idea comune del bene pubblico.  «Con una attenuante per i primi – ha affermato  Stella – perché con la legge elettorale ideata dallo scorso governo non è possibile selezionare il personale politico. Si può solo scegliere tra due contenitori».  Ma non per questo lo scrittore intende adattarsi sul comodo guanciale dell’antipolitica. «Non voglio uccidere i partiti – ha affermato – e Beppe Grillo mi piace fino ad un certo punto. Certo, pone dei problemi,  ma che vanno affrontati in modo diverso». Il modello è invece Silvius Magnago, storico presidente della Svp, il partito popolare del sudtirolo. «Al grido di los von Rom – ha spiegato – cercò per tutta la vita di realizzare l’ideale di un Tirolo libero. Ma le tasse le pagava in Italia, perché non disconosceva i propri doveri di cittadino».  Condivide però, la campagna di Grillo per stabilire  il vincolo dei due mandati al parlamento e far sì che i cittadini condannati in via definitiva non possano accedervi.

C’è stata tanta cattiva politica con la “fine delle ideologie”, e con lo scioglimento delle due maggiori formazioni italiane, la Dc e il Pci. «Il problema – ha dichiarato – è che non ci sono più le scuole della politica, le acli e quelle dei quadri del partito comunista. Non c’è più la gavetta, e si viene invece cooptati per motivi di clientela. Il venir meno di contrapposizioni forti ha lasciato allo sbando gli elettori, che d'altra parte non potevano contare su uno Stato sano, diversamente da quanto è accaduto in Germania o in Inghilterra».

In un Paese in cui tutto è regolato dalle lobby, non poteva mancare quella degli amministratori delle Regioni a statuto speciale. «Alcune – ha affermato – sono diventate inespugnabili. Impossibile, per esempio, che la sinistra vinca in Sicilia. E all’interno di blocchi invulnerabili si creano, per esigenze di opportunità politica, dei fortissimi legami tra le diverse forze. E non solo al sud. Dal punto di vista strutturale, non esiste differenza tra la pioggia di soldi che raggiunge i masi e quella che bagna le masserie».      

     
Le parole di Stella aprono uno scorcio su un Paese in grave difficoltà, preso tra piccoli e grandi abusi di potere e destinato ad assistere alla mancanza di decenza di chi è stato trovato con le mani nella marmellata. «E’ anche – ha chiarito – una questione di trasparenza. Abbiamo impiegato mesi per ottenere i dati relativi alle spese del Quirinale o del Parlamento, qualche minuto per quelli di Buckingham Palace. Per poi scoprire che un barbiere del Senato guadagna 36.000 euro in più del Lord Ciambellano della monarchia inglese, e che uno stenografo del Parlamento prende 258.000 euro all’anno.  E che il Quirinale costa quattro volte di più della monarchia inglese».

In un simile contesto, si capisce perché la spesa per la politica si sia moltiplicata negli anni. «Pensate alle Regioni - ha concluso - Molte hanno aperto dei costosi ed inutili consolati all’estero, per lo più per piazzare gli amici e per viaggiare gratis. Ma ve la immaginate, a Roma, l’ambasciata del Texas?».

Marco de' Francesco

 

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