IL CASO

PANIZ INTERCETTATO CON VALTER LAVITOLA

«CONFERMO TUTTO, ANZI NE VADO FIERO»

Le telefonate sul lodo Alfano. L'ex direttore dell'Avanti!, ora latitante,

chiedeva una consulenza al pidiellino. Lui: «Io parlo con tutti, senza chiedere la carta di identità»

 

BELLUNO — Sarà che ai giornalisti l’avvocato e deputato pidiellino Maurizio Paniz raccomanda sempre «la precisione». Parola per parola: le sue frasi vanno riportate «così come le ha dette», senza tagli, interpretazioni, semplificazioni. Altrimenti, stop alle comunicazioni, e con Paniz non ci parli più. E questa volta non ha di che lamentarsi: nelle intercettazioni pubblicate da Repubblica è stato «sbobinato» come si deve, e infatti non se la prende. «Salvo per una parola, che hanno omesso: serietà. Al posto di quell’ultima parola, ci sono solo puntini. Peccato, avrebbe completato il quadro», dice. E anche in via generale, non si è per niente offeso. «Li ringrazio per lo spot, davvero. E di quella telefonata confermo tutto, anzi, ne vado fiero».

Insomma, essere associati a Valter Lavitola, editore coinvolto in una presunta estorsione ai danni del premier, non è un problema. D’altra parte, si sa, Paniz non è tipo da curarsi troppo delle apparenze: nel suo palmarès il salvataggio di Elvio Zornitta, scagionato dall’accusa di essere Unabomber, e la tesi secondo la quale Ruby Rubacuori sarebbe (almeno per il premier) nipote dell’ex presidente egiziano Hosni Mubarak. Stavolta, però, nel profluvio di intercettazioni c’è finito proprio Paniz. La prima risale al 13 ottobre 2009. Il lodo Alfano, norma che consentiva la sospensione dei processi penali a carico delle più alte cariche dello Stato, è stato affondato qualche giorno prima dalla Corte Costituzionale. Grande è la preoccupazione tra gli amici del premier. Lavitola chiama il questore della Camera, Francesco Colucci, per rilanciare il provvedimento. Colucci propone Paniz come tecnico di riferimento. Nella seconda, del 17 novembre, Paniz telefona a Lavitola, annunciando di aver già preparato «una traccia di testo sulle modifiche dell’articolo 420 ter (il lodo, ndr)» e che pertanto non ne elaborerà un’altra. Il tono, fra i due, sembra confidenziale.

«Sei un tesoro», chiude Lavitola. «E allora?—afferma Paniz—Che c’è di strano? Io parlo con tutti, senza chiedere la carta di identità». «E poi ho detto solo cose serie e ineccepibili: le modifiche che ho proposto al 420 ter del codice di procedura, infatti, sono già state approvate. Pertanto mi fa piacere che la mia intercettazione sia stata pubblicata. Non ho nulla da nascondere, facciano uscire pure tutte le mie conversazioni». Quanto al colloquio fra Lavitola e Colucci «c’è da essere orgogliosi, perché Colucci, il questore della Camera, dice che sono un parlamentare serio e che posso tener testa a Giulia Bongiorno (avvocato e deputato di Fli), che non è mica una passeggiata». Come giudica Lavitola? «Mi era stato presentato come il direttore dell’Avanti!, ora è coinvolto in una vicenda penale inesistente: se fosse tornato in Italia, sarebbe stato liberato». Lo ha più sentito? «Sento molta gente, ma mi pare proprio di no».

 

Marco de' Francesco

Corriere del Veneto

22 ottobre 2011