DAVIDE BORTOLUZZI

«HO STUDIATO ALLA BOCCONI

ORA VADO A FARE IL PASTORE»

L’allevatore economista, il viticoltore diplomato e l’agricoltore.

«La terra meglio della fabbrica». «Non trovavo lavoro»

 

BELLUNO - Laurea alla Bocconi? Allevatore. Liceo scientifico? Viticoltore. E di specie d'uva in estinzione. Perito meccanico? Pastore errante, professione da libretto di Metastasio. Liceo artistico? Allevatrice di capre. Percorsi singolari, all'apparenza discontinui, segnati dalla passione per la nuda terra e all'ombra della grande crisi economica. Mestieri d'altri tempi, duri, che riprendono sostanza all'interno di nicchie di mercato sconosciute ai più e che riflettono vite alternative. Ma come stanno davvero le cose? Per esempio, perché il 25enne Davide Bortoluzzi di Sitran (Puos d'Alpago, Belluno), con diploma da perito meccanico in mano, non ha indossato la tuta blu all'Acc di Mel o all'Ideal Standard di Trichiana? Forse gli è andata bene, considerati gli esuberi e la cassa integrazione, ma quella del pastore transumante è una scelta di vita forte. Ma come gli è saltato in mente? «Non mi ci vedevo - spiega Bortoluzzi - con la chiave inglese in mano. Anche a scuola, tra quattro mura, mi sentivo prigioniero e non vedevo l'ora che finisse. Voglio stare all'aria aperta. Così, terminati gli studi, ho fatto per un po' il boscaiolo e due anni fa ho deciso di fare il pastore».

Transumante, per la precisione. «Significa - continua Bortoluzzi - che una stalla non ce l'hai, né impianti di foraggiamento e mungitura. Devi seguire la migrazione stagionale delle greggi. All'inizio l'ho fatto un po' così, ora invece ho 400 pecore e sono sempre di più». Bortoluzzi vende solo la carne: agnello e agnellone. Per il latte, non ha impianti. E la lana? Quella è meglio non tosarla perché il gioco non vale la candela perché se non la lavori è solo un costo». Gli amici alcune volte lo invidiano per la sua vita all’aria aperta, ma c'è sempre qualcuno che lo prende in giro. E la fidanzata? «E' istruttrice equestre - conclude Bortoluzzi - ma ha trovato un posto al distributore. Ci vediamo spesso sino a novembre, perché i pascoli sono qui vicino. Poi, molto di rado» Nel settore della pastorizia c’è anche Sara Bortot di Sedico (Belluno), 30 anni. Si è diplomata all'artistico e infatti così giustifica la sua scelta. «Una scelta artistica la mia - assicura la Bortot - una cosa di cui sentivo il bisogno, un sogno a occhi aperti. Ho cominciato qualche anno fa con 20 capi e ora sono 130, in stalla». Amiche? Fidanzato? «Sono single - continua la Bortot - ma se le storie finiscono, non è colpa delle capre. Quanto alle amiche, sono incuriosite: per loro, la mia è una vicenda così diversa».

Poi c'è Davide Costan, 23 anni. Alle spalle, una triennale alla Bocconi: economia aziendale e management. Ora alleva vacche da latte, dalle parti di Santo Stefano di Cadore (Belluno). Trenta bovini per fare formaggio. Ma fare il manager? «Lo faccio per me stesso - concede Costan -. Il fatto è che la Regione eroga contributi a fondo perduto a giovani che presentano un piano aziendale nel settore: ho preso la palla al balzo per potenziare la piccola impresa di famiglia». Solo che in una piccola azienda uno fa un po' di tutto. Infine c’è Marco De Bacco. Un nome, un destino. Ventunenne, endurista, rockettaro, diplomato al liceo scientifico, coltiva varietà di uva tipiche della sua terra, il Feltrino. I suoi tesori sono la bianchetta, la pavana e la gata. Spumanti extra-dry e vino rosso. Mai lavorato, prima? «Sì - afferma De Bacco - come commesso in negozi di telefonia. Poi, ho fatto di un hobby un lavoro. All'inizio i miei amici mi prendevano in giro, ma quando hanno visto che le cose funzionavano, hanno cambiato atteggiamento ». Ma spedire qualche curriculum? «Fatto - termina De Bacco - ma niente offerte di lavoro. D'altra parte si parla tanto di crisi, ma se uno il mestiere se lo crea, qualcosa esce fuori. Insomma, nelle nicchie, uno ancora ce la può fare».

 

 

Marco de' Francesco

                                                                                                       Corriere del Veneto

25 luglio 2011