ISTITUTO CONFUCIO E LENDINARA

PECHINO FINANZIA I CORSI DI CINESE

A ROVIGO I GENITORI VOGLIONO RENDERE I FIGLI COMPETITIVI NEL MERCATO DEL LAVORO

 

Bambini a passo deciso nel mondo globalizzato. Perché secondo il direttore dell’istituto Confucio di Padova Fusheng Wang, gli italiani che hanno iscritto i figli ai corsi (gratuiti) di cinese all’istituto comprensivo di Lendinara (Rovigo) «hanno pensato a vantaggi competitivi nel mondo del lavoro». Perché la Cina è grande, popolosa e rappresenta la seconda economia mondiale dopo gli Stati Uniti.

Ma come c’è finita la lingua di Pechino in Polesine? «Si è fatto avanti – spiega Vincenzo Milanesi, presidente dell’istituto patavino– il preside della scuola su impulso delle famiglie, e la macchina si è messa in moto». E così 64 bambini (italiani, tranne due marocchini) di terze e quarte elementari frequentano, una volta alla settimana, la lezione pomeridiana di mandarino. Con l’idea di continuare sino alla terza media, e tentare la carta di esami per attestati riconosciuti ovunque come gli Yct (Young chinese test) per bambini o gli Hsk (Hanyu Shuiping Kaoshi) per adulti. Certificati che consentono ai meritevoli borse di studio in Cina.

«Gli ideogrammi? – argomenta Wang - Complicati anche per i cinesi, ma “giocando” si impara. In sei anni, si “scrive” bene». L’istituto Confucio di Padova, attivo dal 2009, è una delle 322 emanazioni di quello di Pechino (circa 3,2 miliardi di euro di budget). Sorta di “Dante Alighieri”, ma non solo. «La nostra sede – spiega Milanesi – è frutto di cooperazione tra gli atenei di Padova e di Guangzhou (più nota come Canton, ndr), e tra le due camere di commercio, visto che il fine dei “Confucio” è anche favorire rapporti di mercato. Insomma, siamo nati anche per questo».

Marco de' Francesco

Sole 24 Ore Nordest

30 marzo 2011