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FEDERALISMO MUNICIPALE IMPOSTA DI SOGGIORNOPIU' NO CHE SI' IN VENETO IL TIMORE DEI SINDACI PER IL TURISMO
BELLUNO – Il balzello per turisti non sfonda in montagna. Un po’ perché gli albergatori protestano, e un po’ perché si teme di approfondire il divario tra l’offerta dell’Alto Veneto e quella dei «cugini ricchi» trentini e altoatesini: loro di certo non hanno di questi problemi. Tecnicamente si chiama imposta di soggiorno: nelle pieghe del “federalismo municipale”, decreto emerso da un pareggio in Bicamerale (si richiedeva la maggioranza), cacciato dalla porta del Quirinale e prossimo a rientrare dalla finestra del Parlamento per la definitiva convalida, è prevista la possibilità per Comuni capoluogo di provincia, unioni di comuni e località turistiche o città d'arte (incluse in elenchi regionali) di istituire un'imposta a carico di chi alloggia nelle strutture ricettive del territorio. Prevista un’attivazione graduale, fino a un massimo di 5 euro «a notte»; il gettito è destinato a finanziare interventi in materia di turismo. Ma per Cortina d’Ampezzo è un autogol. «Con la crisi – afferma il sindaco Andrea Franceschi – e con tutte le difficoltà, anche economiche, che i turisti incontrano per venire da noi, caricarli di tasse è un messaggio negativo. Insomma, da queste parti l’imposta non passa». Gli fa eco il primo cittadino di San Vito di Cadore Andrea Fiori: «Solo come extrema ratio – dichiara – e cioè se ci trovassimo strozzati in tempi di bilancio. Ma siamo contrari: l’imposta sembra fatta a posta per far scappare i turisti oltre confine, dalla parte del Trentino Alto Adige, che balzelli di questo genere non li istituiranno mai. Un rapporto già sbilanciato, quello con gli operatori delle province autonome; non è il caso di dar loro una mano». Sul fronte del no anche il sindaco di Sappada Alberto Graz: «Non c’è spazio per nuove tasse – sentenzia Graz -: le vacanze dovrebbero consistere in emozioni, e il costo dei servizi non può ricadere sulle spalle dei nostri ospiti. L’imposta? Un dazio assurdo. Occorre che il sistema si strutturi per un’offerta di qualità senza imposizioni». Nel limbo, tra il sì e il no, il sindaco di Asiago Andrea Gios. «Per il momento no – dichiara Gios – ma poi valuteremo, insieme a commercianti e operatori. Dobbiamo ancora capire il meccanismo, ma in linea di principio qualche euro in più a carico dei clienti non sono una catastrofe». La pensa così anche il sindaco di Alleghe Gloria Pianezze. «Un’occasione – afferma la Pianezze – per aprire un tavolo di confronto con albergatori e altri amministratori della comunità montana Agordina. E’ chiaro che il Comune non può decidere da solo; ma l’imposta potrebbe dar vita a un circolo virtuoso, visto che il gettito è vincolato a opere sul territorio. Insomma, appunto in vista del gap con il Trentino alto Adige, si potrebbero aggiornare i servizi». “Forzosamente” per il sì il primo cittadino di Falcade Stefano Murer: «Un imposta indispensabile – chiosa Murer – anche se i clienti saranno costretti ad aprire il portafoglio. Vista la situazione del bilancio, che altro fare? D’altra parte, mi rendo conto che così aiutiamo i “cugini ricchi”». E anche sulla costa se ne discute. Anzi, il gruppo consiliare del Pdl di Jesolo se la prende col sindaco leghista Francesco Calzavara, «reo» di aver comunicato alla stampa il suo favore per l’imposta. «Per il sistema jesolano – fanno sapere - basato sul “tutto compreso”, una tassa di soggiorno, anche di lieve entità, è un grave danno d’immagine. Senza contare che i proprietari di seconde case non verrebbero in alcun modo colpiti».
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