Anche
quest’anno la Corte dei Conti, in occasione dell’inaugurazione
dell’anno giudiziario, ha fatto il punto sulla situazione della
pubblica amministrazione italiana.
Due i temi di particolare importanza sottolineati dal Presidente della
Corte dei conti, Luigi Giampaolino, nella sua relazione: federalismo fiscale
e sanità.
Per quanto riguarda il primo punto, la Corte avverte che il federalismo
fiscale non è, a ben guardare, la panacea di tutti i mali. Al contrario,
potrebbe portare ad un incremento della corruzione, provocando al tempo
stesso squilibri e incertezze. Il pericolo deriverebbe dal fatto che il
decentramento della spesa pubblica porterebbe, in realtà, ad un
aumento della “corruzione quando la vicinanza a interessi e lobbies
locali favorisca uno scambio di favori illeciti in danno alla comunità
amministrata”.
Insomma la Corte dei Conti nutre qualche perplessità sul fatto
che «il decentramento della spesa pubblica possa davvero contribuire
a ridurre la corruzione».
Novità non proprio positive nemmeno sul capitolo sanità,
un settore «nel quale si intrecciano con sorprendente facilità
veri e propri episodi di malaffare con aspetti di cattive gestioni talvolta
favorire dalle carenze del sistema dei controlli», secondo quanto
illustrato nella relazione del procuratore generale della Corte, Mario
Ristuccia.
Un dato su tutti: 254 milioni di euro di danno erariale contestato nel
corso del 2010, quasi per la metà concentrato nella regione Lazio
(130 milioni), in massima parte per «frodi nella gestione di case
di cura convenzionate per irregolari erogazioni di prestazioni abilitative».
Ma non solo: nello scorso anno i casi di illecito registrati riguardavano
casi di mancata riscossione di entrate dovute (sanzioni, ticket ecc.),
di erogazioni di spesa ritenute irregolari (rimborsi di prestazioni sanitarie
non convenzionate, transazioni di liti, rimborsi per prestazioni in realtà
non eseguite, ecc.), e di veri e propri reati commessi (ammanchi, truffe,
peculati, abusi d'ufficio, furti di apparecchiature ed altri beni, concussioni,
appropriazioni indebite, ecc.).
E ancora, ipotesi di irregolare gestione del personale (illegittima percezione
di indennità - irregolari conferimenti di incarichi, consulenze,
posti dirigenziali - attribuzione di trattamenti economici non consentiti
- nomine di soggetti privi dei requisiti - cumuli di incarichi - attività
libero professionali non consentite - assenteismo, ecc.), di illegittimo
utilizzo di medici, strutture e beni, di risarcimenti a terzi per errori,
di apparecchiature inutilizzabili, di utilizzo improprio di struttura
sanitaria.
Per finire, la Corte segnala anche casi, per fortuna poco ricorrenti,
di assenteismo medico; ore di servizio prestate per altre attività;
illegittima effettuazione di attività libero-professionale; irregolare
uso di cartellini marcatempo dei dipendenti; risarcimenti per errori sanitari
(ad esempio, in caso di errata somministrazione di farmaci o di lesioni);
interruzione del pubblico servizio; maggiori oneri non autorizzati per
ampliamento di strutture; irregolarità amministrativo-contabile
di vario genere; illegittima revoca di contratti, etc.
Ed è soprattutto al sud che corruzione, infiltrazioni mafiose e
malagestione di risorse vedono in formazione, sanità, rifiuti e
incarichi esterni delle pubbliche amministrazioni i centri di uno sperpero
di denaro in costante ascesa.
Cifre da capogiro che, nonostante le sentenze passate in giudicato, non
si riusciranno mai a recuperare: appena il 45 per cento delle somme vengono
infatti versate dai condannati.
Insomma un atto d’accusa alla sanità italiana corposo e circostanziato
quello della Corte dei Conti, da cui emerge un giudizio impietoso su un
sistema “malato e corrotto”.
Un "caso emblematico di spreco delle risorse pubbliche" è
il potenziamento del servizio del 118 nella Regione Sicilia. Tra il 2005
e il 2006 sono state fatte assunzioni, che hanno portato a 3.300 il numero
degli addetti. "Le assunzioni erano così immotivate che sono
state acquistate nuove ambulanze per giustificarle", afferma la Corte
dei Conti. Il danno è stimato in oltre 37 milioni: citati a giudizio
18 politici tra cui l'ex presidente della Regione, Salvatore Cuffaro,
ora in carcere per favoreggiamento a Cosa nostra.