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INTRODUZIONE AL LIBRO DI ENRICO FACCO
ESPERIENZE
DI PREMORTE
Scienza e conoscenza
al confine tra fisica e metafisica
Le
esperienze di premorte (Near-Death Experiences nella letteratura internazionale,
o NDE) sono esperienze soggettive intense e profonde che avvengono in
condizioni critiche con pericolo di vita, o emotivamente percepito come
tale: il termine semanticamente indica la consapevolezza o la sensazione
dell’imminente fine della propria vita. Nella letteratura degli
ultimi tre decenni del secolo scorso le NDE sono state definite in modo
non omogeneo da diversi autori, in relazione al loro punto di vista o
agli elementi ritenuti caratterizzanti, ma soprattutto al fatto che il
fenomeno non era ancora ben conosciuto e analizzato nelle sue diverse
componenti.
Le NDE sono associate ad alterazioni dello stato di coscienza ed, apparentemente,
alla sua completa abolizione (come nel caso dell’arresto cardiaco,
del coma o dell’anestesia generale); sono inoltre caratterizzate
da contenuti trascendentali, comprendenti la netta percezione di essere
in una dimensione diversa da quella ordinaria della vita terrena, di avere
abbandonato il corpo fisico ed oltrepassato i limiti del proprio io e
della dimensione spazio-temporale del mondo fisico1. Tra gli elementi
più frequentemente ricorrenti nelle NDE sono da ricordare la sensazione
di grande pace e serenità, la visione di un tunnel con o senza
la luce in fondo, l’incontro con parenti o amici defunti, la visione
di una luce di caratteristiche non naturali, l’uscita dal proprio
corpo, la comunicazione con entità superiori spesso non definite.
L’atteggiamento istintivo nei confronti delle NDE è di considerarle
a priori come eventi di dubbia quanto improbabile esistenza, significato
e importanza, sogni o allucinazioni, comunque non d’interesse clinico
e scientifico, o semmai materia di competenza psichiatrica. Come conseguenza
il medico e il personale sanitario non s’interessano del fenomeno
e non ne chiedono informazioni al paziente, né il paziente racconta
la NDE vissuta al medico e, non di rado, a nessun altro, per il timore
di essere preso per visionario o psicopatico. Quest’atteggiamento
generale riflette la presenza di pregiudizi e filtri culturali, che portano
a scotomizzare o negare il fenomeno, perché non compatibile con
la cultura e la visione del mondo attualmente dominante. Tuttavia l’unico
atteggiamento corretto è quello di esaminare il fenomeno senza
pregiudizi per determinare se le NDE siano una sorta di leggenda metropolitana
e, di fatto, siano irrilevanti o inesistenti, oppure siano un fenomeno
reale e degno di essere studiato: in tal caso deve esserne valutata l’incidenza,
eziologia, la fenomenologia, i meccanismi e il significato in termini
scientifici. Ogni altro atteggiamento è pregiudiziale e, come tale,
incompatibile con la conoscenza scientifica e con la realtà stessa.
E’ da precisare fin d’ora che il contenuto di aspetto trascendentale
e metafisico delle NDE suggerisce immediate e troppo facili conclusioni
sull’esistenza di una vita ultraterrena, dell’anima o della
reincarnazione, ma non rappresenta invece di per sé alcun indizio
sul destino dell’individuo oltre la morte fisica: quest’aspetto
rimane materia di lecita e doverosa riflessione filosofica, ma non può
prescindere da una corretta definizione scientifica del fenomeno delle
NDE e della loro fisiopatologia. In altre parole, le NDE, in quanto esperienze,
sono un fenomeno della coscienza, e come tali sono d’interesse eminentemente
neurologico e psicologico, indipendentemente dalla loro apparente tonalità
metafisica o parapsicologica: una corretta analisi del fenomeno non può
quindi prescindere da una corretta definizione della coscienza e analisi
della sua fisiopatologia, anche se gli aspetti filosofici e metafisici
sono d’importanza tutt’altro che secondaria.
Gli aspetti clinici e scientifici costituiscono dunque la base imprescindibile
della loro conoscenza delle NDE, ma una loro adeguata comprensione non
può prescindere dalla definizione dei concetti di vita, di morte
e di spazio-tempo, che costituiscono la dimensione e la cornice entro
la quale la vita e la coscienza si manifestano e da cui dipende lo stesso
significato dell’esistenza e della sua fine. Sebbene il problema
sembri puramente speculativo, in realtà è di fondamentale
importanza pratica per ogni individuo, se non altro perché la morte
è l’unico evento certo della vita: solo in quel momento inevitabile
potrà forse palesarsi il significato di entrambe, qualsiasi esso
sia tra le opzioni sostenute dalle diverse posizioni religiose e laiche.
In altre parole, le NDE sono una rappresentazione del territorio di confine,
reale e concreto, tra fisica e metafisica, che tutti prima o poi siamo
chiamati a sperimentare: è quindi una formidabile sfida per la
scienza, la filosofia e la religione e un forte stimolo a riavvicinarsi
e collaborare per raggiungere una comprensione non unilaterale né
pregiudiziale, non solo delle NDE, ma del significato della stessa vita
fisica e psichica.
Le NDE si verificano, come accennato, in condizioni di pericolo per la
sopravvivenza reale o presunto: sono quindi causate da diversi eventi
traumatici e condizioni morbose, come l’arresto cardiaco2-6, l’embolia
polmonare7, anestesia generale8-10, traumi di diversa origine (cadute
in montagna, annegamenti, vittime di terremoti, incidenti stradali ecc.)11-14,
tentato suicidio15-17. Sono state riportate anche in età pediatrica,
anche molto precoce11;18-22; possono infine verificarsi anche nei pazienti
dializzati23 e in condizioni non realmente critiche24, come ad esempio
nell’epilessia9;25. Un fenomeno analogo alle NDE è costituito
dalle visioni sul letto di morte nei pazienti terminali a seguito di malattie
croniche e negli anziani ricoverati negli hospice, con diversi elementi
comuni ed alcune differenze rispetto alle NDE9;26;27: le visioni sul letto
di morte vanno distinte dalle NDE propriamente dette, perché le
condizioni cliniche e cerebrali sono diverse da quelle dei pazienti in
condizioni critiche e presuppongono quindi elementi fisiopatologici almeno
in parte diversi.
Nonostante la loro frequenza sia relativamente elevata, fino agli anni
’70 tali esperienze erano pressoché sconosciute e solo a
partire da quegli anni si è destato un crescente interesse nella
letteratura scientifica internazionale, portando ad una consistente mole
di dati e di conoscenze, tali da rendere oggi le NDE un fenomeno clinico
certo, con una chiara epidemiologia e fenomenologia. Del resto, in una
cultura permeata dall’illuminismo prima e dal positivismo poi (quindi
orientata allo studio scientifico del mondo fisico e diffidente, se non
francamente scettica, nei confronti di tutto ciò che appariva essere
solo soggettivo e di tonalità trascendente o parapsicologica) le
NDE non potevano trovare un facile accesso né alla narrazione da
parte dei pazienti né all’interesse degli studiosi, per l’apparente
incompatibilità tra le esperienze e lo spirito del tempo, se pur
con alcune eccezioni.
D’altra parte, nel corso del XIX fino all’inizio del XX secolo
si è verificato un momento di vivo interesse per la parapsicologia
e lo spiritismo, materie sicuramente attratte da fenomeni come le visioni
in punto di morte. Sono comparse quindi le prime testimonianze, come il
libro di Barrett “Death-bed visions - The Psychical Experiences
of the Dying” edito nel 192628. Tuttavia, proprio la collocazione
di queste esperienze in ambito parapsicologico, assieme alla loro apparente
incompatibilità con il pensiero positivista (che poteva ammetterne
al massimo la natura psichiatrica), non hanno certo favorito uno studio
clinico e scientifico del fenomeno, che appariva totalmente privo di qualsiasi
interesse medico.
Un nuovo impulso allo studio delle NDE è dovuto a Moody, che ha
pubblicato a metà degli anni settanta un libro dal titolo “La
vita oltre al vita”, divenuto imprevedibilmente un best-seller,
con il merito di avere reso popolare il concetto di NDE29. Da allora gli
studi si sono moltiplicati, con la comparsa prima di casistiche retrospettive
e poi di ricerche prospettiche metodologicamente rigorose, come ad esempio
gli studi di van Lommel et al.6 e di Parnia et al.30 in ambito cardiologico.
Le caratteristiche cliniche ed epidemiologiche sono state così
accuratamente descritte e sono state elaborate scale per la valutazione
quantitativa delle NDE31. Attualmente sono presenti oltre 80 articoli
sulle NDE citati in PUBMED, il servizio della U.S. National LIbrary of
Medicine (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/) ed esiste una società scientifica,
l’International Association for Near-Death Studies, che pubblica
il Journal of Near-Death Studies (Springer), per altro non (ancora) citato
in PUBMED. Sono state inoltre pubblicate diverse monografie dopo quelle
di Moody29;32, tra cui vale la pena di citare quelle di Sabom10, di Pacciolla33,
Kubler-Ross34, e altre cinque presenti nel catalogo della U.S: National
LIbrary of Medicine, i cui autori sono Bailey35, Greyson36, Harding37,
Ring38, e Sharp39.
Le NDE, per la loro natura, hanno un interesse interdisciplinare, che
comprende la psicologia, la medicina, la filosofia e la religione; sono
comunque per questa loro collocazione, e giustamente, di interesse culturale
generale. Non sorprende quindi che gli autori delle monografie sulle NDE
siano di estrazione non solo medica, psicologica, o filosofica, ma anche
giornalistica40;41. Le monografie di Moody sono di tipo descrittivo e
non analizzano la fisiopatologia delle NDE, ma rappresentano la prima
descrizione chiara del fenomeno, che all’epoca non consentiva di
formulare ipotesi al di fuori di una sbrigativa collocazione psichiatrica;
Moody è prima di tutto un filosofo, successivamente laureatosi
anche in medicina. Pacciolla, psicologo e teologo, affronta la problematica
in modo rigoroso ed obiettivo, dichiarando onestamente la sua positone
Cattolica, che lo porta, oltre ad una valutazione dei meccanismi biologici
delle NDE, ad una interessante analisi degli aspetti connessi con la religione33
(alcuni interessanti spunti delle sue riflessioni saranno ripresi ed ampliati
al cap. 10). Sabom, cardiologo e studioso di NDE di grande esperienza,
nella sua monografia Light and Death10, affronta il problema con una chiara
posizione Cristiana Evangelica, riporta una notevole casistica, ma è
carente nell’analisi della fisiopatologia delle NDE.
La notevole evoluzione delle conoscenze sulla fenomenologia delle NDE
e sulla fisiopatologia del danno cerebrale acuto verificatasi nell’ultimo
decennio rende necessario riaffrontare il problema, per tentare delineare
lo stato dell’arte sulla natura di queste intriganti esperienze.
Prima di iniziare la descrizione e l’analisi del fenomeno è
tuttavia necessario delineare brevemente i criteri generali adottati nella
stesura del testo.
Lo scopo di questa monografia non è di esporre alcuna tesi interpretativa,
fisica o metafisica che sia, ma di analizzare il problema da tutti i punti
di vista, con l’obiettivo di superare le fonti di pregiudizio e
fornire al lettore una base di riflessione, la più ampia e rigorosa
possibile. Non è infatti possibile (né avrebbe senso allo
stato attuale) cercare di discriminare se le NDE siano un fenomeno solo
organico, psicologico o possano essere un indizio di sopravvivenza alla
morte fisica: il momento della morte rimane una condizione misteriosa
e insondabile, le cui implicazioni metafisiche non sono accessibili alla
scienza, tuttavia ineludibili. L’unico obiettivo ragionevole, se
non si vuole cadere in un dogmatismo di basso profilo (di matrice materialistica
o spiritualistica che sia) è fornire tutte le informazioni utili
a una seria riflessione, cercando di riconoscere ogni fonte di pregiudizio
e lasciando il lettore libero di elaborare le sue personali risposte:
se questa monografia riuscirà a fornire un contributo utile a questo
scopo, avrà raggiunto il massimo risultato cui aspira.
L’obiettivo appena enunciato rende necessario porre attenzione particolare
agli aspetti epistemologici implicati in qualsiasi forma di conoscenza,
a partire da quella scientifica; la discussione sarà sviluppata
a partire dall’osservazione clinica e progredirà attraverso
l’analisi dei principali meccanismi (neurochimici, neurofisiologici
e farmacologici) potenzialmente coinvolti nella fisiopatologia delle NDE,
sulla base dei dati forniti dalla più autorevole letteratura scientifica
internazionale. L’analisi delle NDE implica inoltre una corretta
definizione della coscienza e della sua fisiologia, di cui esse sono una
manifestazione e da cui non può quindi prescindere la discussione
sul loro significato. Per la stessa ragione non si possono eludere i concetti
di io, inconscio, psiche, anima e poi di vita, morte, spazio e tempo:
si tratta infatti di concetti tanto fondamentali quanto difficili da definire
e dei quali ognuno ha un’idea implicita basata per lo più
sulla propria esperienza. La variabilità dei significati in relazione
alle convinzioni personali rende vana e inutile qualsiasi discussione,
fino a quando non si condivida una corretta definizione dei termini, i
quali a loro volta riflettono concetti di portata molto più ampia
rispetto ai significati che ciascuno istintivamente vi attribuisce. Per
completare il percorso, due capitoli saranno dedicati alla tradizione
giudaico-cristiana e a quella buddhista, senza alcuna velleità
teologica (al di fuori della competenza e delle intenzioni dell’autore):
il loro scopo è solo di ricercare la presenza in entrambe le culture
di informazioni utili alla comprensione della coscienza, del suo funzionamento
e dei potenziali riflessi metafisici delle NDE. Quest’ultima parte
sarà trattata con gli stessi criteri di analisi utilizzati per
i capitoli sugli argomenti scientifici, senza alcuna preclusione né
predilezione per una particolare visione.
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