PENA CAPITALE

Nel braccio della morte non ci sarà Pentothal italiano

 

Siamo usciti dal paradosso. Con la decisione di sospendere la produzione di Pentothal, il potente anestetico utilizzato negli Stati Uniti per le esecuzioni capitali, l'azienda farmaceutica H., con sede a Liscate, ha restituito credibilità alle posizioni abolizioniste del nostro paese.

Dopo la mobilitazione di Nessuno Tocchi Caino (vedi Galileo), contrassegnata da un efficace contributo grafico di Oliviero Toscani e alcune interrogazioni parlamentari, il governo ha dovuto scegliere quale faccia del paese mostrare all'estero. Perché l'una esclude l'altra: non si può infatti essere il principale promotore all'Onu della moratoria universale della pena di morte e contemporaneamente rifornire i boia statunitensi della materia prima per eseguire le condanne.

La scelta, per fortuna, è ricaduta sul volto al quale siamo stati abituati (tanto da darlo per scontato anche quando ci sono motivi per dubitarne). Così il governo ha posto alla H. una semplice domada: “Potete garantire che il pentotal prodotto in Italia non finisca negli scaffali dei penitenziari americani?”. La risposta non lascia dubbi: “H. non intende incorrere nell'eventualità di risultare inadempiente verso le autorità italiane qualora il prodotto venisse infine utilizzato nelle procedure per la pena di morte. H. vuole assolutamente evitare di esporre i propri dipendenti e l'azienda nel suo complesso a questo tipo di rischio".

Tutto bene quel che finisce bene. Il Belpaese può tornare a sfoggiare senza pudore i vecchi e cari panni abolizionisti, e la filosofia della Hospira ispirata all' “Advancing Wellness” riacquistare un po' di credibilità.

 

 

Giovanna Dall'Ongaro

24 gennaio 2011

Galileo, giornale di scienza e problemi globali