incidente

LA TRAGEDIA

PULMINO CONTRO TIR
STRAGE DELLE BADANTI

Erano partite da Padova dirette in Moldavia: sono morte in sei, salve solamente tre. Non si conoscono ancora i loro nomi

 

PADOVA — Sono ancora senza nome. Semplicemente, badanti. Sono partite da Padova lo scorso venerdì mattina per tornare in patria, in Moldavia. Ottanta euro per un massacrante viaggio di 36 ore a bordo di un furgoncino, la soluzione più economica possibile per tornare a casa, per rivedere per qualche giorno i propri figli e mariti. Per sei di loro quel tanto atteso abbraccio con i propri cari è destinato a non concretizzarsi mai. E’ l’una e mezza di sabato notte quando il pulmino di badanti si trova ad Artand, in Ungheria, ad una manciata di chilometri dal confine con la Romania. Ormai manca poco alla Moldavia. Nel furgone non ci si accorge praticamente di nulla. Lo schianto, improvviso, è potentissimo ed inevitabile. Ad una curva un tir rumeno sbanda e colpisce in pieno il pullman di badanti. Il mezzo è letteralmente sventrato dopo l’impatto. Nello schianto perde la vita l'autista del pullman, l’autista del tir e altre cinque badanti. Una sesta, ricoverata immediatamente in gravissime condizioni all’ospedale di Debrecen perderà la vita poco dopo.

Sono tre le badanti moldave che miracolosamente scampano alla morte, è stato riferito dall’ambasciata della Repubblica di Moldova di Budapest, una di queste dopo i controlli medici del caso viene accompagnata in patria, un’altra preferisce tornare in Italia, la terza per riprendersi dallo choc decide di fermarsi qualche giorno in Ungheria. Una strage destinata a restare senza nomi né volti. Al ministero degli Affari Esteri della Repubblica della Moldova spiegano che «qui non è come in Italia, non vengono fornite le generalità dei defunti, a patto che non siano le famiglie stesse a farlo» (e molte di queste sono state raggiunte e allertate solo dopo alcuni giorni). Per quanto riguarda le vittime del tremendo incidente stradale probabilmente i feretri arriveranno in Moldavia venerdì, solamente una volta completate indagini, esami autoptici e documenti necessari al rimpatrio delle salme. «E’ un viaggio pericoloso, soprattutto d’inverno quando le strade sono gelate — ha raccontato Alexander Marcinschi, presidente della Comunità dei moldavi in città — l’unico modo per raggiungere la nostra terra sono questi pullmini. L’Atlassib si ferma in Romania e non ci sono altri modi tornare a casa spendendo poco: l'unica possibilità sono queste piccole compagnie di trasporti». Viaggi massacranti, di solito lunghi più di un giorno e mezzo, a bordo di furgoncini in cui, tra le persone, vengono stipate una quantità di bagagli impressionante. «Conoscevo personalmente - aggiunge poi Marcinschi - l’autista, Edward, era un bravo ragazzo, avevo viaggiato con lui su quello stesso pullman. È una tremenda disgrazia ». Irraggiungibile il titolare della ditta di trasporti, partito domenica per l’Ungheria per sbrigare alcune pratiche necessarie alle indagini. La notizia è arrivata a Padova in queste ore grazie al passaparola tra le badanti. Una disgrazia che tocca da vicino non solo la comunità moldava in città, ma anche tutte quelle famiglie che a quelle badanti ogni giorno affidano la vita e la salute del proprio padre o della propria madre.

 

Riccardo Bastianello

Corriere del Veneto, 26 agosto 2010