Oggi alle 11 alla Commemorazione in chiesa parrocchiale il sindaco Bortolo Sala tenta la carta della riconciliazione. Perché a Borca di Cadore (Belluno) ci si guarda ancora in tralice. «Ora basta però – spiega Sala –; basta con le famiglie che non si salutano, con i sospetti, con il pensiero che tizio e caio abbiano chiuso un occhio su furbate. In un Comune di 700 abitanti non si può continuare così».
Ma sarà dura. Almeno secondo Giuliano Zanetti, che proprio un anno fa con la frana della frazione di Cancia ha perso mamma Giovanna e il fratello Adriano. E che non ha ancora visto un euro di risarcimento, ma anzi paga mutuo ipotecario per una casa disabitata e inagibile.
Ora fuma tre pacchetti al giorno. «E’ che mi rivedo la scena – spiega – come in un film. Una fine da topi». Poco tempo per farsene una ragione. «Alle 11 di sera, dopo una giornata splendida – ricorda Zanetti – scoppia l’inferno. Piove forte, con tanti lampi che quasi fa giorno. Basta, verso le tre di notte esco e vado a vedere che succede. Salgo sino al ponte, sopra l’invaso, sopra il canalone. Sono pieni d’acqua che romba; sento il rumore delle pietre che rotolano. Capisco che la struttura non regge e chiamo mia moglie. “Scappa”, le grido, e poi corro verso casa. Al piano terra ci sono mia madre e mio fratello, al primo ci abito io. Ma mamma è anziana, non sente. Dopo due minuti, boom, come l’esplosione di una granata; è l’invaso che ha ceduto. Corro verso il bosco mentre arriva l’onda, gigantesca».
Secondo Zanetti, si vive con una pistola puntata alla tempia; e bisogna vedere i luoghi del dramma per capire. In alto, sopra l’abitazione, c’è un invaso che si fatica a descrivere: sorta di cratere, pare un vulcano estinto o l’effetto di una bomba atomica. In mezzo, una possente costruzione in rovina, anni Cinquanta. Ma chi ha costruito nella buca? «Macchè – spiega Zanetti -: il palazzo c’era già, era per dipendenti Eni. Hanno costruito la buca attorno». Un edificio pericoloso, secondo il sindaco. «L’invaso – spiega Sala - serve a raccogliere acque e movimento franoso del canalone più in alto. La casa aumenta il pericolo, perché sottrae volume alla colata».
Il canalone invece ha retto, «perché gli ingegneri Eni sapevano il fatto loro – commenta Zanetti – e infatti nessuna delle 263 villette legno e pietra dell’ex villaggio Eni, costruito ai tempi di Enrico Mattei dall’architetto Edoardo Gellner, ha subito danni. Case che qui davano da mangiare a molti, quando erano in affitto, ma qualche anno fa l’intero villaggio è stato venduto a una società privata di Cagliari, la Mi.no.ter, holding e immobiliare della famiglia Cualbu di Cagliari. Basta leggere i giornali dell’epoca per capire che qualche balla è stata raccontata. Centro universitario, silicon valley, scuola di cucina; insomma, il turismo di Borca rivoltato come un calzino. E invece hanno rivenduto a privati le villette, realizzando introiti favolosi».
Zanetti aspetta il risarcimento. «La Regione – spiega il sindaco – ha fatto la sua parte: 498 milioni di euro. Ma la legge 4/97, stabilisce il limite di 77mila euro, poco per chi ha perso casa e due familiari. Ho chiesto che si rimuovessero paletti, e la protezione civile ci ha fatto sapere che si andrà in deroga». Per i lavori, siamo ancora in alto mare. «Sono stati ripristinati – continua Sala – sbarramenti a monte e a valle del canalone, ed è in fase di progettazione il sistema di allerta, con pluviometri, cavi a strappo e semafori. Ma sono strutture di emergenza; per quelle “serie”, dopo l’affossamento del progetto regionale di un mega-vascone, altra bomba ad orologeria, ora la progettazione è in mano alla Provincia. Ci vorrà tempo».
E il mostro nel cratere? «E’ della Mi.no.ter. – termina il sindaco – la Regione ha stimato, per l’esproprio, in 222mila euro il valore complessivo di fabbricato e altre opere. L'azienda fa sapere che il calcolo è sbagliato: il prezzo giusto è 1,2 milioni di euro». Ma la Mi.no.ter. non chiude la porta a definizioni amichevoli. «Dice – chiosa Sala – che si può ragionare sull’importo di 834mila euro».