FELTRE – Ci sono i sampietrini dove si conficcarono i proiettili di
Alì Agca, frammenti del caminetto di De Gasperi, del muro di Berlino e
della stazione di Bologna dopo la strage del 1980; l’acqua del Mekong
e di Plaza de Majo. Tutte cose che non solo puoi toccare: devi
toccare. «Abbiamo, in quanto specie – dichiara Aldo Bertelle,
direttore della Cooperativa ’86, Comunità "Villa San Francesco",
Pedavena – incrementato alcuni sensi, come la vista; e ne abbiamo
persi altri, come il tatto. Ma anche i sassi parlano; ci raccontano di
luoghi lontani, diversi, impregnati di Storia».
Il principio è che il
mondo è pieno di cose che parlano; «l’effetto – continua Bertelle - è
che quando le tocchi non sei più nel Bellunese, ma sei a Tel Aviv, a
Roma o in Birmania». Lo scopo è creare una generazione nuova,
consapevole del proprio ruolo storico e sociale. Una genia avversa
all’«homo videns» e al Grande fratello, ma socialmente
responsabilizzata.
Tutto è iniziato dieci anni fa, quando la
cooperativa decise di dar vita a un museo tematico. «All’inizio
volevamo chiamarlo “Cimitero dei sogni”, perché si fa fatica a trovare
persone che abbiano qualcosa da dire – continua Bertelle –; poi
abbiamo optato per “Il museo dei sogni e della memoria”. Da sempre la
comunità si occupa del recupero di minori in difficoltà: ne abbiamo
accuditi più di 5mila. E il museo è il portato di una istanza
educativa: a noi del pil non importa; preferiamo il prodotto interno
educativo, il pie. E siccome nessuno chiede ai ragazzi quale sia il
loro sogno, lo facciamo noi. Quando entri nel museo devi dichiarare:
chi sei; di chi sei; hai un peso superfluo; hai un sogno; dove sei;
che notizia sei tu per il mondo; di che tribù sei. Sono le domande
essenziali della vita, che però nessuno pone più. Lo facciamo noi. E
siccome le cose contano, pesano, ci siamo rivolti ai capi di Stato e
nazioni perché ci fornissero del materiale (un sogno, un sasso, terra
e acqua) propri di ogni Paese particolare: solo con questi mezzi i
giovani hanno consapevolezza del mondo».
Ora il museo accoglie simboli
di 198 paesi e 600 acque diverse. «Tutti i paesi che battono bandiera,
anche Tuvalu (Polinesia) – termina Bertelle –. Come dire: sei nel
mondo, il mondo ti appartiene ma da oggi non hai più alibi. Coltiva il
tuo sogno in armonia con le genti. E’ per questo che l’87% dei nostri
visitatori sono ragazzi».