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Gli animali possono avere una funzione terapeutica

 

Pet Therapy

i cani-dottori guariscono i malati

 


La denominazione di “pet-therapy” viene da tempo utilizzata per definire genericamente attività che comportano il coinvolgimento di animali per il conseguimento di obiettivi di carattere ricreativo-assistenziale o terapeutico.

Del resto, la presenza e l'uso degli animali nella cura o nell'assistenza di pazienti di vario genere (soprattutto bambini, anziani, persone con problemi relazionali)  fa oramai parte delle nuove frontiere che la medicina sta percorrendo. Prima in Italia a credere in questa terapia la Regione del Veneto che, già nel 2005, emanò una specifica legge che ne promuoveva la conoscenza, lo studio e l'utilizzo. Oggi, sempre il Veneto, compie un ulteriore passo avanti, con la costituzione di una vera e propria “Rete”, la “Net Pet Therapy”, che è stata presentata in questi giorni a Padova, alla presenza, tra gli altri, dell'Assessore regionale alla sanità Sandro Sandri.

La nuova rete, coordinata dall'Ulss16, sarà composta dallo Zooprofilattico, dall'Azienda Ospedaliera di Padova, dalle Ulss 20 di Verona, 12 di Venezia, 6 di Vicenza, 1 di Belluno, 9 di Treviso, 4 di Thiene, 7 di Pieve di Soligo, 21 di Legnago, e dall'Istituto Don Calabria di Verona. Scopo di Net Pet Therapy è quello di unire le numerose esperienze nate nel tempo in tutto il Veneto (tra pubbliche e private se ne contano ben 57), integrarle tra loro attraverso la rete, monitorare, sperimentare e validare tali esperienze, arrivando alla realizzazione di Linee Guida e di un vero e proprio Manuale Operativo per gli operatori sanitari e sociali.

La nuova organizzazione tecnico-scientifica apre importanti prospettive di cura e di riabilitazione per alcune categorie di malati e disabili fisici e psichici, anziani, bambini, soprattutto autistici e down, adulti cerebrolesi, reduci da traumi, per i quali il contatto con un animale può aiutare a soddisfare bisogni di affetto, sicurezza, relazioni, recuperare abilità perdute, e migliorare la qualità della vita. Sorprendenti sono le testimonianze di persone che, a seguito di malattie fisiche o psichiche, sono state indotte a reagire perché è entrato nella loro vita un cane. I semplici gesti del nutrirlo, del ricambiare uno sguardo festoso e scodinzolante, dell’accompagnarlo a passeggio, di lanciargli una palla e seguire il suo correre festoso, smuovono la mente, l’animo e il corpo dell’individuo e attivano dinamiche ed energie rigeneranti.

“E' ormai assodato – ha sottolineato Sandri – che l'utilità di questa terapia va ben oltre la sempre piacevole compagnia di un animale e, visti i risultati ottenuti con le sperimentazioni, è il momento di fare un passo avanti, a cominciare dal rendere queste pratiche ben conosciute sia tra la gente che tra gli operatori. Di sicuro si tratta di un altro modo concreto di migliorare la qualità della vita dei nostri pazienti, e la Regione fa la sua parte con convinzione, a cominciare dal finanziamento di 260 mila euro assegnato a questo progetto”. Nel corso della presentazione sono anche stati resi noti alcuni sorprendenti dati scaturiti dal lavoro già fatto sul campo. In un biennio sono stati trattati circa 250 bambini che, osservati dagli operatori, di fronte all'animale (cani, conigli, furetti i più “gettonati”) dimostravano “gioia”, “curiosità”, “allegria” in oltre il 95% dei casi. Solo nel 18% è  emersa una certa “diffidenza”, superata peraltro in pochi minuti. Il 100% dei genitori di bimbi che hanno vissuto l'esperienza ha dichiarato che acconsentirebbe a ripeterla anche in più cicli. 

Naturalmente l'animale che viene scelto per questo tipo di attività assistenziale deve garantire elevati livelli di affidabilità, sia sotto il profilo sanitario che comportamentale. Per la pet-therapy vengono infatti selezionati solo animali che presentano particolari caratteristiche: devono possedere un’indole tranquilla, essere estremamente equilibrati, e in grado di adattarsi rapidamente a persone sconosciute e a situazioni insolite. Infine, è fondamentale che sviluppino da subito una perfetta intesa con il loro conduttore, in modo tale da essere costantemente sotto il suo controllo.

Un’ultima curiosità: l’utilizzo in modo consapevole degli animali in terapia risale addirittura al 1792, anno in cui William Tuke, in Inghilterra, incoraggiava i suoi pazienti, malati mentali, a prendersi cura degli animali perchè li inducevano all’autocontrollo. 

Michela Barbiero