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Solo 4 milioni di euro per l'"Atene d'Europa"

Fondo per Atenei

Padova al 14° posto

 

Da quest’ anno  il Fondo ordinario destinato agli atenei  verrà, per la prima volta, in  piccola parte, distribuito con metodo che si potrebbe definire meritocratico, il 7% di questo cospicuo fondo verrà spartito tra 27 atenei virtuosi, gli altri ventisette “ rimandati” verranno invece sfavoriti a causa della carenza di qualità richiesta.

Sul podio l’università di Trento seguita dai politecnici di Torino e Milano, la nostra Universitas patavina si piazza al 14° posto della classifica dei promossi.  Posizione invidiabile? Non tutti la pensano così, con il premio datogli dal ministero l’università di Padova si aggiudica “solo”  4 milioni di euro, ben lontani dalla cifra di 30 milioni richiesta dal rettore Milanesi, per rimpolpare il bilancio dell’ ateneo. Il Magnifico si aspettava un posizionamento migliore per la nostra Università nella classifica anche perché altre autorevoli recenti classifiche la vedevano ai primi posti.

Finalmente si premia la buona gestione, la ricerca, gli sbocchi lavorativi e si comincia a sradicare la brutta consuetudine dei finanziamenti a pioggia che non incentiva al miglioramento. Bisogna,però, vigilare sul modo di comporre la classifica degli atenei “ buoni e cattivi ”, seppur il discorso giri intorno ad una percentuale minima e non intacchi il grosso dei finanziamenti statali. La valutazione sarà basata per 1/3 sulla didattica e per 2/3 sulla ricerca, l’efficienza della didattica ad esempio sarà determinata dalla qualità dell’ insegnamento sulla base di standard internazionali, nonché sulla facilità d’inserimento nel mondo del lavoro.

Ma siamo sicuri che tutti gli atenei hanno le stesse possibilità di raggiungere la top- list ?

Ad esempio la virtuosissima università di Trento appartiene ad una provincia autonoma e questo economicamente la rende più forte come lo sono anche le università con rette più alte. Se la partenza per alcuni atenei è in salita a causa della scarsa liquidità non è meno roseo il contesto dove operano, è chiaro che uno studente del meridione avrà più difficoltà ad affermarsi nel mondo del lavoro, se nella regione dalla quale proviene non c’è domanda d’ impiego, non a caso sono pochissime le Università meridionali promosse dall’ Agenzia che ha eseguito la valutazione, per conto del governo.

Il sistema di valutazione è tutt’ora approssimativamente definito, perché l’Agenzia (Anvur) che per conto del ministero si occupa di redigere la “ lista”  è in via di formazione, attualmente unifica i compiti dei preesistenti comitati di valutazione non ancora eliminati. I dati sui quali è stato compiuto la studio sono dedotti da classifiche vecchie di cinque anni, e questo non fa che aumentare il dibattito sul merito della ricerca, così condotta. Il metodo di elezione del Consiglio direttivo di tale ente è in via di definizione, si sta infatti studiando un metodo al fine di renderlo più autonomo rispetto al governo e il più possibile terzo rispetto ai vari atenei. 
 

Mentre gli atenei italiani più  svantaggiati cercano di far quadrare i bilanci in qualche modo e quelli più virtuosi non se la cavano molto meglio, per il resto del sistema universitario mondiale quello che succede nel bel paese è gran poca cosa, visto che la prima facoltà italiana presente nella classifica mondiale delle migliori università si piazza al 173° posto ed è Bologna ( che in Italia è solo 16°!) e se nessuno punta a togliere il primato alle ricchissime (e senza dubbio eccelse) università “made in USA”, certo la nostra Repubblica non peccherebbe d’ orgoglio se volesse scalare la classifica mondiale tanto da superare le università del terzo mondo, non tanto terzo infondo…

 

Giulia Carraro