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Feroce vignetta di un giornale inglese sul premier

 

E' guerra tra Berlusconi e il Times

Stampa estera, finiamola con la storiella

dei giornali cattivi e di sinistra

 


Fin dai tempi dell'affaire Noemi, la stampa straniera si è scatenata contro il premier italiano. Non passa giorno che non siano pubblicati nuovi particolari su escort, prostitute, feste erotiche, foto di bastimenti carichi di donnette, indiscrezioni sul Barigate. L'idea che lo staff del premier ha cercato di divulgare, anche grazie all'intervento censorio del Minzolini, è quella che il Times, il New York Times, l'Indipendent, El País e lo stesso Washington Post agiscano sotto l'influenza diretta dei maggiori giornali italiani, la Repubblica e il Corriere della Sera.

L'idea che questi quotidiani "storici" possano essere influenzati dalla stampa italiana è destituita di qualsiasi fondamento: i "maestri" (e mi riferisco soprattutto ai big inglesi e americani) sono loro. Il Corriere e la Repubblica sono i giornali più diffusi in Italia, ma all'estero non contano un granché, perchè hanno una divulgazione limitata.

Perchè, dunque, tanto bailamme? Per due motivi: all'estero è diffusa la convinzione che chi maneggia la cosa pubblica debba possedere una dose di moralità "in più" rispetto all'uomo comune. Carlo principe di Galles si è guadagnato per anni le copertine del Sun e ha sofferto per articoli feroci che lo dipingevano di volta in volta come cornuto, traditore, sciupafemmine, crudele mentitore e cinico calcolatore. Perchè: aveva tradito la moglie. Ciò che a me non importa e che a voi non importa è costato a Carlo un regno. All'estero funziona così, e quando si sale sul palcoscenico internazionale si deve tenere conto di tutto questo. Chi ignora queste regole finisce per inciampare nei lacci della perfida albione o dell'asse NY-Washington, i cui giornali fanno l'opinione pubblica mondiale.

E nel caso in cui l'accusato dimostri disprezzo per questi "mostri sacri" finisce col prendere una dose doppia di mazzate. Ora, tenendo presente queste verità, cosa devono aver pensato i giornalisti del Times vedendo le foto pubblicate da El País? Per loro, un uomo pubblico è finito per molto meno. Per quanto mi riguarda, io ho fatto i miei "tre anni di militare a Cuneo" e non giudico per queste cose; ma io le osservo da italiano: all'estero la prospettiva è diversa.

Per la verità, anche ammantare di normalità vicende che tutto sommato sono un po' strane - non paga. A meno che non si ammetta che sia normale che la casa del premier sia frequentata da gente che circola con il topolanek di fuori, e pure eccitato. A casa vostra la gente va in giro così? A casa mia no: non lo consento a nessuno.

Detto questo, c'è un altro aspetto da valutare. All'estero, è considerato un obbligo morale per chiunque rispondere alle domande dei giornalisti. Appunto perchè l'uomo pubblico non deve aver nulla da nascondere, non può rifiutarsi di rispondere a pubbliche sollecitazioni. Benchè sia nota, all'estero, la reciproca antipatia tra il premier e la Repubblica, per un giornalista del Times è pazzesco che il primo non risponda alla seconda. In America Obama non può evitare di rispondere al Washington Post e in Regno Unito Gordon Brown è spesso sotto assedio: ma non può sottrarsi alla stampa. Fa parte delle regole del gioco, che lì valgono per tutti. Il silenzio del nostro premier è stato interpretato pertanto come un'ammissione di colpevolezza. Così stanno le cose: poi, uno può legittimamente credere che un uomo pubblico non debba essere valutato per queste cose; ma, purtroppo per il premier, all'estero non la pensano così.

 

Marco de' Francesco

 

                                                                                                        

 La stampa estera è manipolata da quella italiana? E' una vendetta di Murdoch? O i grandi quotidiani fanno semplicemente il proprio mestiere? Vota!