Sofferenze bancarie, sono i grandi gruppi industriali i peggiori pagatori. Secondo una ricerca della Cgia (associazione artigiani e piccole imprese) di Mestre in Italia le sofferenze a carico del primo 10% dei maggiori affidati erano pari, nel 2008, al 76,8% del totale; ed è una percentuale in costante aumento: il 72,8% nel 2000, il 75,4% nel 2004, il 75,9% nel 2005, il 75,8% nel 2006 e il 76,5% nel 2007. Nel 2008, su un totale di 40.948 milioni di euro di sofferenze, 31.464 erano quelli a carico dei maggiori affidati.
Secondo la Cgia in Italia le grandi imprese costituiscono solo lo 0,1% del totale (circa 3.500 su quasi 4.500.000 aziende) e danno lavoro a circa il 20% degli occupati nel Paese; e avrebbero un ruolo sempre meno determinante nell’economia italiana. Tuttavia, nel rapporto con il sistema creditizio, detterebbero ancora le condizioni.
«Le banche sono vittime delle imprese – afferma Giuseppe Bortolussi della Cgia di Mestre – perché ci sono troppi grandi imprenditori nei cda degli istituti di credito».
La logica dei numeri risponde, secondo Bortolussi, a questa tesi. «Salvo eccezioni – specifica Bortolussi – appare evidente che questo 10% di maggiori affidati non è costituito da piccoli imprenditori o famiglie o lavoratori autonomi ma da grandi società. E visto che il trend delle sofferenze a carico dei maggiori affidati, possiamo dire che le banche italiane sono vittime delle grandi imprese, che ricevono i maggiori finanziamenti pur presentando i tassi di insolvenza più elevati. Non vorremmo che questa anomalia fosse dovuta al fatto che nella grande maggioranza dei casi nei Consigli di amministrazione dei più importanti istituti di credito sono presenti proprio questi grandi imprenditori o persone a loro molto vicini».