Il Pew Internet / California HealthCare Foundation ha pubblicato una ricerca sulla “vita sociale dell’informazione sanitaria”: la ricerca conferma la grande diffusione dell’utilizzo della rete da parte degli utenti americani per tutto ciò che riguarda il mondo della salute. Negli Stati Uniti, infatti, ben l’83% degli utenti Internet (61% degli adulti) cerca informazioni sanitarie on-line.
Quelli che, con la consueta sinteticità dell’inglese, vengono definiti “e-patients”, (mentre noi ci dobbiamo accontentare al momento di un insoddisfacente “pazienti 2.0”) svolgono anche innumerevoli altre attività di salute partecipata: il 59% ha consultato blog, podcast, recensioni di ospedali e di medici, il 20% ha inviato commenti, recensioni, foto, audio, video o tag relativi alle cure sanitarie.
Insomma, dall’altra parte dell’oceano gli utenti stanno personalizzando la loro raccolta online di informazioni sulla salute, focalizzandosi su “informazioni in tempo reale di qualcuno come me” (“just-in-time someone-like-me”) e condividendo anche alcune informazioni personali.
Internet si rivela la terza fonte informativa (57%) quando gli americani hanno bisogno di informazioni o di assistenza in materia di salute o problemi medici; le altre fonti principali restano ovviamente i medici e gli operatori sanitari (86%), seguiti da amici e familiari con il 68%.
In Italia siamo, come sempre, un po’ indietro rispetto agli statunitensi, anche se è interessante notare come l’utilizzo della rete relativamente al mondo della salute da parte degli italiani è raddoppiata in soli tre anni: si è infatti passati dal 31% nel 2006 al 60% attuale (42% di tutti gli adulti) di “pazienti 2.0” che dicono che la loro, consultano medici, si informano e si aggiornano utilizzando internet come strumento quotidiano.
Solo il 3% degli e-patients ha notizie fondate di qualcuno che è stato danneggiato per aver seguito consigli medici o informazioni sanitarie trovate online, e questa percentuale resta stabile dal 2006.
Va sottolineato infine che, rispetto alla globalità dei pazienti 2.0, si devono, ovviamente, distinguere le persone a seconda del loro grado di istruzione, età e gruppo etnico. Così come risulta evidente che i giovani, per i quali internet è diventato uno strumento imprescindibile, sono “pazienti 2.0” in misura più che doppia rispetto alla popolazione di età superiore ai 50 anni.