BELLUNO – Safilo, la chiamata all’ “esodo volontario” per i lavoratori degli stabilimenti veneti è andata praticamente deserta, e per i dipendenti di Precenicco (Udine) non resta che la cassa integrazione straordinaria. In seguito ad accordi siglati con l’azienda più di un mese e mezzo fa, i sindacati erano chiamati a stilare, entro il 18 giugno, una lista di 130 posizioni di prepensionamento e distacco tra gli stabilimenti di Longarone e di Santa Maria di Sala (Venezia) nell’intento di “salvare” 80 dipendenti friulani.
Le cose sono andate male sin dall’inizio. «I numeri sono del tutto insufficienti – commenta Alfio Calvagna, segretario generale della Femca-Cisl Veneto– ma d’altra parte gli incentivi offerti dall’azienda non erano affatto decisivi. Questo percorso era difficilmente percorribile. E’ anche vero che la Safilo è fortemente indebitata e che i volumi sono sempre insufficienti. La situazione resta pesante, considerata l’incertezza dell’assetto proprietario. Ci attende un lungo calvario, anche qui in Veneto».
Ne è convinto anche il segretario della Filtea Cgil di Belluno Giuseppe Colferai. «Più che di incentivo all’esodo – dichiara Colferai – parlerei di disincentivo. Cosa fa oggi una famiglia con 2.600 euro? Per quanti mesi va avanti? Io l’ho ripetuto anche qualche giorno fa all’azienda: se la società si fosse perlomeno offerta di pagare la differenza tra la mobilità e lo stipendio (circa 4mila euro all’anno) le cose sarebbero andate diversamente». Giovedì scorso, però, l’incontro tra i sindacati veneti e l’azienda è saltato, e quindi i primi hanno tempo fino a fine mese per raccogliere altre adesioni. Ma non si fanno troppe illusioni. «Il nostro dovere – continua Colferai – era ed è quello di provarci. Nonostante lo scarso entusiasmo dei dipendenti, faremo il possibile per trovare altri volontari».
Il vertice tra la delegazione sindacale veneta e l’azienda non si è tenuto perché lo stesso giorno la Safilo era invece impegnata in Friuli: è stato ratificato il testo tecnico della cassa integrazione straordinaria, che riguarderà dal primo luglio i lavoratori degli stabilimenti di Precenicco e Martignacco (Udine). «Alla fine non ci ha aiutato nessuno – concede il segretario della Uilta Uil friulana Luigi Oddo -; ieri abbiamo incontrato i vertici dell’azienda per vedere se si riesce a trovare qualche forma di sostegno per le famiglie dei cassaintegrati, molte delle quali dovranno campare con 800 euro al mese. Per esempio, si tratta di prendere degli accordi con store e supermercati, ma per adesso siamo ancora in alto mare».
Anche il vertice dei sindacati “friulani” con il ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola è saltato. «Ci aveva assicurato – continua Oddo – che si sarebbe tenuto il 25 giugno, ma poi non ne abbiamo più sentito parlare. Evidentemente non ha più niente da dirci». E a Precenicco i presidi sono stati sciolti. «Ormai non hanno più senso – termina Oddo -; gli accordi con l’azienda sono già stati siglati. Altri picchetti non avrebbero l’assenso dei sindacati».
Sotto un profilo societario, infine, secondo le indiscrezioni degli ambienti finanziari, si apprende che le banche creditrici avrebbero espresso un migliore giudizio sull’offerta di Bain Capital, fondo statunitense di private equity, rispetto a quella del fondo francese Pai Partners, che già controlla il gruppo Coin. Naturalmente non è certo che sia già tutto deciso, e anzi non è nemmeno detto che una delle sue offerte sia accettata dalla famiglia Tabacchi. La posizione delle banche, tuttavia, non è certo un’opinione qualunque. Infatti, tre istituti di credito (Unicredit, Intesa Sanpaolo e Bnp Paribas) sono non solo advisor dell’operazione ma anche i principali creditori della Safilo, gravata da oltre 600 milioni di debiti.