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Giorgio Ambrogioni, presidente nazionale Federmanager

 

Crisi, manager licenziati

«Tagliate figure strategiche»

 


«Molti imprenditori, soprattutto i titolari delle pmi, licenziano i manager che sono visti, in periodi di crisi, come dei costi da sopprimere. Ma quando la congiuntura sfavorevole terminerà, si accorgeranno di aver tagliato delle figure strategiche e saranno costretti a ricostruire delle storie professionali importanti».

Lo ha affermato ieri il presidente nazionale della Federmanager Giorgio Ambrogioni, nel corso del dibattito "La crisi finirà... capitale umano e innovazione, le leve per essere di nuovo protagonisti", tenuto all'abbazia di Santa Giustina a Padova. Secondo Ambrogioni, dipende anche da una questione di mentalità.

«Se il capitalismo oggi fatica - ha continuato Ambrogioni - è anche perchè gli imprenditori spesso non concepiscono l'importanza della "delega" ai manager: credono che significhi perdere il controllo della gestione aziendale».

E invece, secondo Ambrogioni, non è così. «Le imprese competitive - ha affermato Ambrogioni - sono quelle dove l'imprenditore è assistito da un gruppo agguerrito di manager. Questo vale in molte circostanze della vita di una azienda. Per esempio, i passaggi generazionali che non coinvolgano i manager falliscono, lo dice uno studio della Banca d'Italia».

Analisi condivisa dal presidente di Federmanager Padova e Rovigo Maurizio Toso che, a margine del convegno, aggiunge: «Non siamo quelli descritti dalla stampa: lo stipendio medio è 100mila euro lordi l'anno, dietro molte responsabilità, poche tutele e tanto lavoro, anche 14 ore al giorno. Con la crisi è finito un modello: quello degli utili e dei profitti trimestrali. Si è pensato solo al presente. Sopravviveranno, invece, solo quelle imprese che hanno avuto la lungimiranza di costruire una economia e delle strutture durature».

Marco de' Francesco

 Corriere del Veneto, 21 maggio 2009