La radicalizzazione del conflitto e il suo incentrarsi attorno alla figura politica e privata del presidente del Consiglio hanno finito per favorire le ali più estreme degli schieramenti, la Lega Nord e Italia dei Valori.
Berlusconi aveva chiesto agli italiani un voto plebiscitario per porre fine allo stillicidio di foto compromettenti e di notizie relative alla sua vita privata; chiedeva, in buona sostanza, la maggioranza assoluta per presentarsi il 15 giugno da Obama come uomo forte del centro destra europeo. Solo che, per intercettare parte del voto leghista, ha commesso un errore: ha di fatto sdoganato posizioni scioviniste facendo un bel regalo all'alleato Bossi, e insieme indebolendo la sua credibilità nell'elettorato cattolico. Sfuma così l'obiettivo del 45%: il Pdl si arresta al 35%, che pure rappresenterebbe, in altre circostanze, un ottimo risultato.
Per il Pd si trattava di salvare la pelle. Il veltronismo aveva, di fatto, ammazzato il partito. La politica del "sì, però..." aveva confuso l'elettorato, incrementando un conflitto interno che logora i democratici più di quello esterno con Berlusconi. Veltroni aveva lasciato il Pd al 22%, a 11 punti in meno rispetto alle ultime politiche (dove però c'era l'appoggio dei radicali, un 3% circa). Franceschini ha fatto quello che poteva, cercando di serrare le fila e di evitare la supremazia delle correnti. Ma l'antiberlusconismo della sinistra ha finito per favorire "l'alleato ma non troppo" Antonio Di Pietro, più acceso e feroce contro il premier. Solo il 26% per il Pd.
La Lega stravince e varca il Rubicone. E' un partito tradizionale, in quanto a struttura amministrativa, che mette a disposizione dei suoi candidati mezzi e apparato. Ci si era illusi che questo sistema, che somiglia alle vecchie sezioni del Pc, non funzionasse più: e invece funziona sempre. Il Pdl farebbe bene a prendere appunti, soprattutto in un'ottica futura, quando il marchio di fabbrica Silvio berlusconi non ci sarà più. Il Carroccio passa la soglia delle due cifre.
Esulta Di Pietro. L'atmosfera vietnamita e bombarola dell'ultimo confronto elettorale è quella che gli è più congeniale. Ha un elettorato che si nutre di You Tube: Di Pietro ha capito che l'unico modo per sfuggire al "panino" di Rai Uno (tecnica "giornalistica" che concede il gancio finale al governo) è di affidarsi ad internet. E con la rete si vince: Tonino sfiora l'8%.
Bene anche i cattolici di Casini. L'Udc si assesta al 6,5% e adotta la tecnica cinese di aspettare i cadaveri dei nemici trasportati dalle acque torbide della politica. Mentre destra e sinistra si scannano, Casini gioca una partita a bocce. Ma il suo apparato è troppo abituato ai vantaggi del potere per restare troppo tempo nella funzione di "quasi opposizione". Alla lunga, l'Udc rischia altre scissioni e defezioni.