Attualmente la terapia dell’epatite cronica C è rappresentata dalla combinazione di due farmaci: l’interferone e la ribavirina. L’interferone (fiale) si somministra 1 volta a settimana come iniezione sottocutanea (fig.1), mentre la ribavirina si assume per bocca quotidianamente (due volte al giorno, fino a 3 x 2 cp al giorno).
La terapia è gravata da effetti collaterali importanti rispetto alla sintomatologia dell’epatite cronica stessa, che spesso è rappresentata solo da lieve astenia. Pertanto è garantito che si sta peggio fisicamente quando si assume la terapia antivirale rispetto a quando si ha la malattia.
Gli effetti collaterali più frequenti sono: 1) sindrome simil-influenzale (febbre, anche fino a 40°C, cefalea, mialgie, astenia marcata), legata al fatto che l’interferone sta agendo correttamente, si presenta nel 90% dei casi, soprattutto alle prime 4-8 iniezioni e può persistere da 1 a più giorni dopo l’iniezione; 2) astenia marcata dovuta ad anemizzazione (quindi fiato corto a minimi sforzi, tachicardia, pallore cutaneo); 3) eruzioni cutanee (che possono necessitare di antistaminico e cortisone); 4) accentuazione di alcune caratteristiche dell’umore (maggiore nervosismo o maggiore ansia); 5) deflessione del tono dell’umore (che può porre indicazione a terapia antidepressiva, anche profilattica in caso di predisposizione ad episodi di depressione); 6) dimagrimento; 7) alterazione del gusto dei cibi; 8) alterazione della vista; 9) caduta dei capelli (solitamente reversibile e non completa); 10) comparsa di alterazioni degli ormoni tiroidei (si corregge durante il trattamento). Vi sono, poi, altri effetti collaterali meno frequenti ed alterazioni degli esami bioumorali (tipo leucopenia e piastrinopenia). E’ importante ricordare che non tutti i pazienti manifestano gli effetti collaterali e che questi ultimi sono molto soggettivi.
L’interruzione della terapia per effetti collaterali è molto rara, solitamente si può ridurre adeguatamente il dosaggio dei farmaci. Naturalmente il paziente dev’essere valutato attentamente prima di iniziare la terapia antivirale, perciò è importante che egli stesso si rivolga ad un’équipe medica di fiducia in centri specialistici.
Qual è il motivo di sottoporsi a tale “supplizio” se la malattia è spesso asintomatica? I motivi e le indicazioni possono essere diverse. In primo luogo pesa nell’indicazione lo stadio di malattia: una malattia in stadio avanzato ha indicazione perentoria al trattamento, mentre una malattia in stadio lieve può attendere. L’epatite cronica C, infatti, è una malattia che progredisce molto lentamente e nella maggior parte dei casi non porta alla cirrosi, in assenza di cofattori quali ad esempio l’ingestione di bevande alcoliche, che è assolutamente da evitare.
Poi è importante anche un fattore legato al virus chiamato “genotipo virale”, rappresentato da un numero e da una lettera: i genotipi facili (2a, 2b e 3a) rispondono nel 70% dei casi, i genotipi difficili (1a,1b, 4) rispondono nel 45% dei casi. I genotipi facili necessitano di 6 mesi di terapia, quelli difficili di 12 mesi.
Inoltre, sono da tenere presenti fattori legati al paziente: la motivazione del paziente (è una conditio sine qua non); co-presenza di patologie che potrebbero peggiorare durante il trattamento (ad esempio patologie autoimmuni), patologie che potrebbero influire negativamente nella risposta al trattamento (obesità, insulino-resistenza) e che eventualmente possono essere corrette prima di iniziare, patologie che richiedono profilassi (stato d’ansia, depressione).
La terapia è lunga e richiede molta determinazione, ma la fiducia nell’équipe medica scelta, la presenza di persone qualificate disponibili a rispondere all’esigenza del paziente, il continuo supporto anche psicologico con controlli ambulatoriali frequenti rendono meno difficile di quello che sembra portare a termine il trattamento completo, con risultati che, pur non vicinissimi al 100% di successo, offrono buone probabilità, rispetto a qualche anno fa.
Si tenga presente, anche, che l’attuale trattamento sarà l’unico disponibile al di fuori di trial clinici sperimentali ancora per alcuni anni e che i nuovi farmaci in fase di sperimentazione saranno inizialmente molto probabilmente destinati a chi non ha risposto a questa terapia antivirale standard.