Uscire dai derivati, questo è il momento buono. Lo ha affermato qualche giorno fa alla Commissione finanze e tesoro del Senato Marco Ortica, fondatore della Nafop (The National association fee only planners), una organizzazione di analisti finanziari.
«Ma non al buio - specifica Ortica -: gli enti territoriali e i privati si facciano assistere da persone competenti che sappiano studiare le strategie più adeguate». Ortica ha anzitutto preso in considerazione il crollo verticale di alcuni indici, come l'euribor a sei mesi, ai quali generalmente strumenti finanziari come gli swap sono collegati. «In pochi mesi - ha rilevato Ortica - il tasso euribor è sceso dal 5,5% all'1,3%. Questo ha comportato una forte diminuizione del valore mark to market (e cioè quello attuale, quello di uscita in un momento determinato) dei contratti: in certi casi il calo è stato di circa il 70%. E' il momento, perciò, di chiudere posizioni "pericolose": si tratta di contratti con finalità più speculative che di copertura del rischio, sbilanciati a favore dell'intermediario».
Le modalità di "exit strategy" devono però, secondo Ortica, essere valutate dagli esperti, «professionalità specifiche prive di qualsiasi conflitto di interessi», per conseguire l'obiettivo, nel caso di enti, del contenimento della spesa pubblica. «In questo modo - continua Ortica - saranno le pubbliche amministrazioni, supportate dagli esperti, a verificare le condizioni di exit. Considerato tutto quello che è accaduto, i calcoli degli importi dei flussi e degli Mtm non possono essere imposti dagli intemediari, dalle banche. Accettare passivamente un dato unilateralmente prodotto dalla banca poco prima della chiusura del contratto è un modus operandi che non possiamo condividere. Molti intermediari all'atto di accendere i derivati hanno occultato ai clienti commissioni e costi impliciti: perchè alla chiusura dovrebbero comportarsi diversamente? Non è un caso che anche le amministrazioni di piccoli centri abbiano deciso di affidarsi a studi di consulenza finanziaria indipendenti».
Ortica ha ricordato i casi di alcuni Comuni veneti, come Santa Maria di Sala (Venezia), le cui posizioni sono state chiuse positivamente. Ma che capita se l'intermediario si rifiuta di estinguere il contratto? «A quel punto - termina Ortica - non resta che adire le vie legali».