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Un'immagine del nuovo capoluogo abruzzese

 

E' il comandante Koenig

il sindaco di L'Aquila 2

 


Quando in una trasmissione televisiva il governo ha illustrato il suo piano di ricostruzione per L'Aquila, non ci volevo credere. Un insieme di prefabbricati posti a cerchi che si intersecano; il tutto immerso nel verde dei giardinetti artificiali. Qualcosa di simile, esteticamente, all'Atlantide di Platone; ma con chiari riferimenti alla Base Alpha di "Spazio 1999" e un po', ovviamente, a Milano 2, sintesi immanente dei gusti del premier.

Alla fine la cafonata è arrivata, anche se parcellizzata in 14 sobborghi. Me l'aspettavo, d'altra parte. La richiedeva la classe vincente dei palazzinari, l'orda delle piccole imprese della Campania (quante legate alla camorra?) che fremono per accaparrarsi il sub-appalto, e una classe politica che non fa altro che parlare di "esigenze del territorio" per poi tendere alla sua distruzione.

La base Alpha è permanente. Nei disegni del governo, una volta ricostruite le case degli Aquilani, dovrebbe servire per gli studenti universitari. Ma tutti sanno come funzionano queste cose in Italia. Ora che l'attenzione si è spostata dalla ricostruzione dei centri storici all'edificazione dell'eco-mostro di cemento armato, gli Aquilani possono stare sicuri che quest'ultimo sarà la loro prossima dimora per almeno 50 anni. A meno che non si diano da fare per conto proprio; cosa che faranno sicuramente, perchè sono persone di carattere.

Il sindaco, al centro, con il prefetto e alcuni collaboratori

E' anche la fine dei piccoli borghi che circondano il capoluogo; tutti sanno che conoscono una sola voce attiva, quella delle spese dei turisti inglesi che hanno ristrutturato le case dei centri storici. Ci verranno ancora, con l'eco-mostro di mezzo? Ovviamente no. Sono persone sensibili che scappano dagli slums britannici; cercano una realtà alternativa alla standardizzazione e al cemento. Una via di fuga, insomma, dalle brutture di questo mondo; una via interrotta dall'azione del governo.

Si dirà: è colpa del terremoto. No, da quelle parti il terremoto è di casa e sempre lo sarà. Questa volta poi, a differenza del sisma di Avezzano del 1915 (che fece 30mila morti), ha raso al suolo in realtà un numero limitato di abitazioni, mentre molte sono quelle danneggiate. Ma il terremoto è un business in questo Paese, come dimostrano le buffonesche ricostruzioni dell'Irpinia e del Molise: fiumi di denaro deviati in mille rivoli, costruzioni mostruose e inutili e gente che vive ancora nelle baracche. Comunque, all'indomani del terremoto si aprivano due strade: quella colta e sostenuta dagli Abruzzesi in generale, volta ad una ricostruzione filologica dei centri storici; e quella palazzinara e forchettona, voluta dal governo e da affaristi di varia estrazione. Naturalmente la seconda l'ha spuntata.

Si poteva prendere come esempio Santo Stefano di Sessanio. Il borgo è stato acquistato anni fa da un giovane imprenditore svedese, che ne ha curato la messa in sicurezza e il restauro, filologico anche nei particolari; ora è un albergo diffuso molto noto. La ricostruzione si è meritata le prime pagine di diverse riviste internazionali. Ebbene: con il terremoto le case medievali messe in sicurezza hanno retto bene: è crollata solo la torre, che era stata ristrutturata alla buona dal Comune. E questo mentre i palazzotti anni '80 dell'Aquila si sbriciolavano.

Ma la via colta è quasi intollerabile per una classe politica ignorante e volgare (con le dovute eccezioni) come quella italiana. E' la via francese, quella che ha consentito alla Francia di diventare il primo paese turistico del mondo: negli anni '70 era l'Italia a detenere il primato, poi una scellerata politica ambientale ha allontanato i turisti. E hanno ragione, a non venirci! Siracusa, per esempio. C'è più Grecia antica a Siracusa che in Grecia: basti pensare al castello Eurialo, all'Orecchio di Dionisio, all'Ara di Ierone, alla Fonte Aretusa, alla Latomia dei Cappuccini, al museo archeologico "Paolo Orsi" (uno dei più importanti del mondo) e all'antico teatro dove, nel 476 a.C., Eschilo vi rappresentò la tragedia "I Persiani". Ma voi ci andreste in vacanza in un posto dove le imprese della vicina Priolo Gargallo scaricano il mercurio in mare e la dimetil anilina nell'aria, causando la più alta concentrazione di bambini deformi del Mediterraneo? Ci portereste la vostra famiglia in vacanza? Io non credo. Tanto vale andare a giocare a golf nei campi attorno a Chernobyl. E stiamo parlando di Siracusa, la città della ministra dell'ambiente Stefania Prestigiacomo, peraltro maggior azionista dell'impresa chimica di famiglia, che sarebbe già stata, secondo l'Espresso, all'attenzione della cronaca per bancarotta fraudolenta e reati ambientali (numero del 25 ottobre del 2001). Sarà vero? Non so, ma tutto ciò non depone a favore del turismo, che è infatti rimasto a livelli minimi.

Quanto ci è costata, dagli anni '70, la scellerata politica italiana sull'ambiente? E' una cifra incalcolabile, e credo che se si fosse seguita la via francese, il nostro paese non avrebbe alcun debito pubblico. Basti pensare che da molti anni siamo ormai scivolati al quinto posto nella classifica del turismo internazionale, dietro Francia, Spagna, Stati Uniti e Cina. E nel 2020, secondo le previsioni dell'Organizzazione mondiale del turismo, perderemo altre due posizioni, finendo dietro anche a Gran Bretagna e Hong Kong. Un declino che sembra inarrestabile per un settore che da noi vale il 10 per cento del Pil, dà lavoro a due milioni di persone e muove ogni anno 90 miliardi di euro. La Francia attrae un numero doppio di visitatori stranieri rispetto all'Italia. D'altra parte è comprensibile: basta passare il confine, dalla Liguria alla Costa Azzurra, per capire il perchè. Da noi è ormai difficile parlare di "paesaggio". Eppure, se chiedete ad un politico perchè non contiamo più nulla neppure in questo settore, vi risponderà: «Le infrastrutture sono insufficienti». E' la solita panzana: infatti avanzano regioni e paesi, come la Patagonia e la Namibia, dove di fatto le infrastrutture non esistono. La verità la raccontano i turisti. «L'Italia non piace più come una volta - dicono - perchè non è più autentica». E' cresciuta, nel turista medio, la sensibilità all'ambiente e al paesaggio. Avere monumenti di prim'ordine come a Siracusa e umiliarli con in cemento, con il mercurio e la dimetil anilina è una specie di autogol. E' meglio non avere nulla, piuttosto.

L'Aquila e i suoi borghi costituivano, fino a ieri, un ambiente quasi incontaminato, con enormi potenzialità turistiche. Ma la potenza truffaldina dei palazzinari e l'ignavia dei politici ignoranti hanno avuto, ancora una volta, la meglio.  

Marco de' Francesco