Il presidente Hugo Chávez in persona lancerà, a partire dal prossimo 24 maggio, l’ultimo gioiello della tecnologia venezuelana: si chiamerà Vergatario il cellulare che potrebbe segnare una vera e propria rivoluzione sul mercato della telefonia mobile. La sua forza sta infatti nel prezzo, davvero imbattibile, a detta della ministra delle «Telecomunicaciones», Socorro Hernández: appena 50 bolivares, ossia 18 euro. «Vergatario è comodo, piccolo, leggero, resistente, impermeabile e blindato», annuncia lo stesso presidente in televisione.
Il nome Vergatario, che a tutto potrebbe far pensare tranne che ad un cellulare, è stato scelto appositamente da Chávez in persona: la parola sta ad indicare una persona (o, in questo caso, un dispositivo) degna di fiducia, ma al tempo stesso aperta alle discussioni e simpatica.
Come per le due precedenti prodezze che hanno snobbato la tecnologia made in USA (il laptop del 2007, il «computer bolivariano» ed il satellite per le telecomunicazioni «Simón Bolivar», lanciato nello spazio lo scorso ottobre), Chávez deve dire grazie all’apporto cinese. Il telefonino, che si chiamerà «Zte 366», si avvarrà infatti della tecnologia dagli occhi a mandorla.
I cinesi dal canto loro, da sempre interessati al petrolio venezuelano, non si sono lasciati sfuggire l’occasione di una joint-venture con un paese in cui si vende, ogni anno, la bellezza di 7 milioni di cellulari.
E così il nuovo stabilimento della Vetelca, l’azienda costruttrice che assemblerà il cellulare rivoluzionario e che avrà sede a Paraguaná, è stato concepito per fare le cose in grande: si parte con 600 mila unità di Vergatarios previsti per il 2009, per salire alla ragguardevole cifra di un milione già nell’anno successivo. Così Chávez, che di questi tempi deve fare i conti anche con la caduta del prezzo del barile di greggio di cui è il quinto esportatore mondiale, eviterà l’espatrio di un sacco di dollari per pagare i prodotti made in Usa, Giappone o Europa.
Ma non finisce qui. Non solo il governo venezuelano ha già ordinato 100 mila unità del nuovo oggetto del desiderio dei venezuelani a corto di quattrini, per distribuirli nei settori rurali e poveri del Paese; il Fidel Castro di Caracas vuole infatti spedire i Vergatarios anche ai Paesi amici, alla Bolivia di Morales, al Nicaragua di Ortega e, inutile dirlo, pure alla Cuba di Raul Castro.