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Modesti i risultati dell'«impatto idrico a somma zero»

Coca-Cola, water neutral o no?

 


La Coca-Cola ha donato 23 milioni di dollari alla campagna del Wwf per la difesa dei fiumi. Subito dopo ha annunciato che diventerà water neutral, puntando ad un fantascientifico “impatto idrico a somma zero”. Due notizie del genere porterebbero a pensare che alla multinazionale stia davvero a cuore il futuro del pianeta, tanto da impegnarsi in prima persona in ambiziosi progetti ambientalisti. Se a questo aggiungiamo il fatto che la notizia arriva da un’azienda che consuma 300 miliardi di litri d’acqua all’anno, c’è davvero di che rallegrarsi, una volta tanto. Ma è davvero così?

Prima di tutto chiariamo che significa “impatto idrico a somma zero“: a spiegarlo ci pensa il presidente della società di Atlanta, Neville Isdell, puntualizzando che “l’azienda si impegna a compensare ogni goccia d’acqua usata nelle bibite e nell’intero processo di produzione per raggiungere un equilibrio con le persone e l’ambiente”.

In altre parole, la Coca-Cola promette di impegnarsi ad usare l’acqua in modo più efficiente, per restituirla all’ambiente, e “sostenere la vita acquatica e l’agricoltura, reintegrando le quantità usate”. La chiave di volta del cola pensiero sta proprio nel verbo reintegrare: il che non significa riportarla necessariamente dove la si è consumata, bensì reintegrarla, appunto, da qualche altra parte. Non certo una bella notizia per il villaggio indiano i cui pozzi sono stati prosciugati dagli impianti di imbottigliamento della multinazionale.

E in ogni caso, come pensa di mantenere l’impegno? Ad esempio sottoscrivendo la campagna Wwf con un lauto finanziamento,oppure aderendo a progetti di compensazione idrica, simili a quelli per l’anidride carbonica. Il problema è che l’anidride carbonica emessa in un punto può venire bilanciata rimuovendone una quantità simile da qualche altra parte. Risultato: equilibrio atmosferico garantito e missione compiuta.

Con l’acqua però il problema è evidentemente più complesso. Certo, se un’azienda prima prosciuga una falda di un villaggio e poi riversa la stessa quantità in un fiume della foresta pluviale del Mekong può anche affermare di essere water neutral. Peccato che lo siano diventati anche gli abitanti di quel villaggio, nel senso che l’acqua proprio non la vedono più.

Tra l’altro, l’azienda consuma quantità impressionanti di acqua, seppur in costante calo, almeno a sentire i vertici aziendali: tra il 2002 e il 2007, infatti, l’acqua necessaria per produrre un litro di coca cola è sceso del 20%, attestandosi a 2,47 litri. In realtà i risultati appaiono a dir poco modesti. Tra il 2006 e il 2007 la diminuzione è stata solo del 2%. Anzi, l’azienda aumenta ogni anno la sua produzione e dal 2005 l’impiego totale di acqua ha ricominciato a crescere. Oggi ha ormai raggiunto i livelli del 2002. 

Insomma, il concetto di “impatto idrico a somma zero” è ambiguo e nebuloso. A riconoscerlo sono gli stessi vertici del gruppo, tra cui Greg Koch, direttore generale per la tutela delle risorse idriche alla Coca-Cola, che ha ammesso: “L’espressione è stata scelta per far presa sull’opinione pubblica. Il concetto è accattivante, ma bisogna definirlo meglio”. Speriamo lo facciano in fretta, per la reputazione ambientalista della Coca-Cola e per il futuro degli abitanti delle foreste del Mekong. 

 

Alessandro Turri