PADOVA - Pur non trattandosi di una ronda vera e propria, così come intesa nel decreto
sicurezza e così come riferito dal questore di Padova Luigi Savina, l'episodio
di venerdì sera accaduto a Padova, dove decine di uomini delle Forze
dell'Ordine si sono trovati a dover scortare poche persone che, sentendosi
precursori dei tempi, avevano chiesto di “rondare” nei quartieri caldi della
città, è emblematico dell'effetto equivoco che, un provvedimento non ancora
chiaro nei termini e nei contenuti e soprattutto comunicato in maniera
erronea, può generare nell'opinione pubblica.
"Sull'utilizzo delle cosiddette
ronde ci siamo già espressi - dice Franco Maccari, Segretario Generale
del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia - non possiamo certo
accettare surrogati di Forze di Polizia che si sostituiscano ai poteri che lo
Stato ha dato ai suoi apparati per il mantenimento della legalità. Però il fatto
di Padova è emblematico, perchè ci fa capire quanto pericoloso possa essere
far credere alla gente che un giorno potrà farsi giustizi da sola. E soprattutto
- conclude Maccari - come in questo momento ci sia la necessità di alzare il
livello di controllo della situazione per evitare che qualcuno, sentendosi
autorizzato da una norma di legge mal interpretata, possa provocare
incidenti o quant'altro, possa mettere in pericolo l'incolumità dei cittadini.
Tutto ciò con un ulteriore dispendio di energie e di risorse sottratte al
normale svolgimento delle funzioni degli uomini della Polizia di Stato"