In tutta Italia esiste un "problema Romania". Stranieri una volta extra comunitari e ora comunitari, possono entrare nel nostro Paese senza permessi o visti, molti in cerca di un lavoro serio, alcuni in cerca di occasioni per arricchirsi velocemente con furti o lavori poco puliti e molto remunerativi; altri ancora scappano da uno stato di disagio sociale.
Nel nostro Paese c'è chi pensa che anche gli emigrati italiani abbiano fatto danni e, di conseguenza, si deve capire e sopportare: queste persone hanno la memoria corta: in Brasile a coltivare la terra, in Belgio Svizzera nelle miniere, in Australia contadini e muratori gli italiani hanno contribuito a costruire stati moderni.
Molti forse non sanno che i nostri nonni o bisnonni sono andati anche in Romania e non risulta che abbiano portato malavita, furti o stupri. Tra le mie conoscenze ho trovato un personaggio famoso a Bucarest: portò lavoro e costruì palazzi di pregio ancora oggi vanto della capitale romena.
Si chiamava Clemente Santalena. Nato a Nervesa della Battaglia (TV) il 19 dicembre 1858, arrivò in Romania all’età di 22 anni impiantando un laboratorio da scalpellino; poi introdusse i marmi di Carrara a prezzi adeguati al mercato, mise in commercio la polvere per facciate di pietra artificiale e in funzione una cava di pietra nella provincia di Tulcea; importò dall’Italia numerose statue e costruì numerose facciate di importanti palazzi tra cui la sede della Banca Marmorosch Blank, oggi monumento a Bucarest. Arrivò a possedere un laboratorio di 3000 metri quadri, macchine elettriche, officine meccaniche, un deposito di 2800 metri quadri con abitazioni per gli operai.
Tutto spazzato via in pochi giorni dal comunismo.
Ma in Romania c’erano anche altri Italiani: un certo Ferrero, indistriale del piombo; banche Italiane; Stefano Bianchi con una fabbrica di tessiture metalliche; Giovanni Tomasini con lavori di asfalto e cemento; Roberto Crespi rappresentante di industrie tessili milanesi; ea altri.
Il comunismo ha portato la Romania e i suoi abitanti indietro di un un secolo: ha fermato il progresso di quella che poteva essere una regione ricca e laboriosa.
Molti, la maggioranza, lavorano sodo in Italia come in Austria Germania e Spagna: badanti, muratori e operai inviano parte delo stipendio ai propri parenti in Romania, per costruire, comprarsi un terreno o l’auto e mandare i figli all’università. Tutto questo arricchisce la loro Nazione.
Chissà cosa sarebbe stata la Romania senza il comunismo e la dittatura.