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Energia nucleare, tabù italiano

 


Dopo tanto tempo, forse anche per effetto della crisi economica mondiale, anche in Italia si ritorna a parlare di energia nucleare, ovvero quel tipo di energia che viene prodotta dalla fissione del nucleo di uranio che, bombardato di neutroni, si scinde e produce energia.

     Un argomento assai discusso negli anni. Ora si rende necessaria, visto l’incostante valutazione del prezzo del petrolio, l’analisi delle varie energie alternative che vanno (finalmente e sempre più) sviluppate.

     Nell’ambito della produzione di energia attraverso le centrali nucleari – peraltro avversate da associazioni ambientaliste e da una parte della popolazione – esistono diversi tipi di problemi in Italia:  riuscire a produrre energia a prezzi competitivi e a reperire la materia base (uranio), superare la diffidenza e le perplessità sulla collocazione delle centrali, stoccare e mettere in sicurezza le scorie radioattive.

     Molti amministratori sono convinti che oggi si debba poter accedere a maggiori quantità di energia a prezzi minori, garantendo standard elevati di sicurezza, per il rilancio dell’economia imprenditoriale ma anche per ridurre i costi delle bollette agli utenti finali.

     In Europa circa il 30% dell’energia è prodotta da centrali nucleari, anche quelle di prima generazione, come ad esempio quella tristemente famosa di Chernobyl.

     E questi impianti sono dislocati anche nei paesi confinanti con l’Italia, come la Slovenia e la Francia. Paradossalmente, se accadesse un tragico incidente, le ripercussioni sarebbero direttamente anche sul nostro Paese.

     Queste riflessioni non devono assolutamente limitare o rallentare lo sviluppo delle energie alternative (ci mancherebbe altro) a dispetto della presunta accelerazione al nucleare; ma allo stato attuale, non sarebbero sufficienti a garantire una competitività economica, né per questa generazione né per quella successiva.

     Grande interesse sta destando nell'opinione pubblica, la “fusione termonucleare”, ovvero uno sviluppo della tecnologia per ricavare energia non dalla fissione dell’uranio, ma dalla fusione di un atomo di deuterio e uno di trizio (presenti nell’idrogeno).

     Proprio a Padova è in atto la sperimentazione della fusione termonucleare: un processo che, nelle aspettative, permetterebbe di creare energia riducendo drasticamente i tempi del decadimento delle scorie rispetto a quelle prodotte dalle centrali nucleari di oggi.

     E’ in fase di realizzazione un reattore sperimentale denominato “Iter” che sarà costruito in Francia, e precisamente in Provenza, da un progetto di cooperazione internazionale che coinvolge moltissime Nazioni oltre all'Unione Europea, come gli Stati Uniti, la Russia, la Corea del Sud, l'India, la Cina ed il Giappone.

     A Padova nel centro Rfx – uno tra i più avanzati laboratori di studio europei del nucleare – si svolge ricerca scientifica e tecnologica nel campo della fusione termonucleare controllata: motivo di pregio e di orgoglio per lo sviluppo di energie alternative al petrolio sempre più sicure. 

 

Alberto Salmaso  

                                                                          

L'opinione di Carlo Rubbia