Cancellare i brutti ricordi: grazie alla scienza anche questo sogno potrebbe diventare realtà. Per spazzare via gli incubi del passato basterebbe infatti una pillola (difatto già sul mercato), il cui nuovo uso potrebbe essere più vicino grazie a una ricerca olandese pubblicata su 'Nature Neuroscience'.
L’idea nasce da uno studio condotto da Joseph LeDoux, numero uno tra i neuroscienziati, docente al Center for Neural Science presso la New York University, su topi da laboratorio: gli esperimenti hanno permesso di riconoscere una parte dell’area del cervello preposta all’archiviazione dei ricordi in cui si può agire in modo indipendente. In pratica, Le Doux potrebbe essere riuscito a cancellare un singolo ricordo dal cervello delle cavie, senza influenzare né intaccare minimamente il resto della memoria. «Si tratta del futuro della psichiatria» – ha dichiarato Greg Quirk, neurofisiologo della Ponce School of Medicine di Porto Rico – «la neuroscienza ci darà gli strumenti per rendere più efficace la terapia dei soggetti che soffrono di disordini da stress post-traumatico».
Da qui, l'università di Amsterdam ha testato un farmaco antipertensivo - il betabloccante propranololo, un generico - su un gruppo di volontari colpiti da aracnofobia, la paura dei ragni, scoprendo che li aiuta a superare cattivi ricordi legati a questi insetti e a vincere il terrore, proprio come Le Doux ha fatto sulle cavie da laboratorio.
La pillola potrebbe quindi essere utilizzata per fare dimenticare le brutte esperienze legate ad un incidente, uno stress post-traumatico, o addirittura tragedie come un lutto o uno stupro. I cattivi ricordi rimangono in agguato a lungo, pronti a tornare a tormentare. Come è ovvio, la possibilità di cancellarli un giorno, buttando giù una pillola, ha già infiammato la polemica. Alcuni esperti inglesi ad esempio, commentando i risultati dello studio, mettono in guardia dalle conseguenze psicologiche e sollevano non pochi dubbi etici: si cancellerebbe qualcosa che ci rende umani, privando quelli che assumono il farmaco della possibilità di imparare dai loro errori.
"Rimuovere i ricordi che addolorano o terrorizzano - sottolinea Daniel Sokol, bioeticista al St George's, università di Londra, sul 'Daily Mail' - non è come togliere una verruca o un neo. Cambierebbe l'identità personale, poiché siamo legati alle nostre memorie". Insomma, prendere un farmaco per cancellare ciò che fa male "potrebbe avere benefici in alcuni casi - rileva l'esperto - ma dobbiamo riflettere sugli effetti che questo avrebbe sugli individui, la società e sul senso profondo dell'essere umano".