PADOVA - Quando si amministra una città, quando si ha il potere di scegliere tra le tante opzioni possibili, si deve tenere conto della concreta possibilità di realizzazione, dei benefici che si possono trarre per la comunità, ma soprattutto si dovrebbe riuscire a soddisfare le esigenze dei cittadini e la loro qualità di vita.
Quando si parla di servizi alla cittadinanza si pensa ai trasporti pubblici, ai servizi sociali, ai momenti di aggregazione e di condivisione, si pensa agli incentivi per le fasce più deboli, agli anziani, ai diversamente abili, ma anche al vivere la città, al valore del vivere quotidiano.
In questi ultimi mesi, ma non solo, ha tenuto banco l’acceso dibattito sull’opportunità di costruire un nuovo ospedale, di dove localizzarlo, del modello a cui ispirarsi per la sua costruzione, di come reperire i finanziamenti per costruirlo…
E allora ecco le tante ipotesi su come dismettere l’attuale “area ospedali”, di quali operazioni immobiliari si potrebbero ipotizzare, di quantificare il rendimento di un’eventuale vendita.
Negli anni, la città ha visto nascere a macchia di leopardo parchi, zone parcheggio ed urbanizzazioni senza una reale programmazione ma che, di volta in volta, seguivano l’idea o di sviluppare una parte ancora non costruita per poter far nascere un rione attorno, o per dare un “quid”in più al quartiere in cui sarebbe sorto.
Perché non pensare alla futura zona “ex ospedali”, dopo l’eventuale graduale trasferimento dei reparti nella nuova e più funzionale struttura, come una zona in cui non si debba necessariamente speculare? Perché non pensare ad un grande polmone verde per la città: un Central Park padovano, con la valorizzazione delle mura storiche, con servizi adeguati per i cittadini e per le famiglie, un posto nuovo e grande, di riferimento per socializzare e vivere in senso stretto al città?
Le moderne amministrazioni, anche quelle più economicamente avanzate come New York, hanno capito che grandi parchi di riferimento, non solo aumentano la vivibilità delle città, non solo servono come sfogo alla sempre più stressante e frenetica vita quotidiana, ma contribuiscono anche alla loro immagine.
Una sempre più mirata e cosciente riscoperta della natura, dell’ambiente e, in questo caso, anche della storia della nostra città.
E’ questa una scommessa che potrebbe essere sicuramente analizzata, discussa ed approfondita a margine (ma non troppo) della questione del nuovo ospedale.
Per quanto concerne i cosiddetti “mancati ricavi”, credo che si potrebbe rispondere, almeno in buona fede, che al bene della collettività, inteso anche come stile di vita, non c’è prezzo che tenga e a cui nessuna amministrazione non dovrebbe tralasciare.
Questo argomento però, come tanti altri, dovrebbe essere approfondito nel suo insieme, e per fortuna, forse, c’è ancora tempo.