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Un rapporto della Bocconi svela la mobilità dei direttori generali delle Asl

 

Poltrone instabili per i manager della Sanità

 


La media è di 43 mesi. E poi via, verso altre destinazioni, a volte addirittura altri mestieri. Non si può dire certo facile la vita dei direttori generali di Asl e aziende ospedaliere. A fare il punto sulla "mobilità" dei direttori generali delle aziende sanitarie è il consueto rapporto «Oasi 2008» del Cergas Bocconi, presentato a Milano in occasione di un convegno sui trent’anni di vita del servizio sanitario nazionale.

Il quadro che emerge dal rapporto non è certo confortante: il manager della sanità conserva in media la poltrona per appena 3 anni e 7 mesi, un soffio quando c'è in ballo la programmazione. E poi, un consiglio agli aspiranti manager di Asl e ospedali: non accettate incarichi in Calabria, perché dopo appena venti mesi sareste costretti a cercare un nuovo incarico. Meglio a Bolzano: per 8 anni e 9 mesi il governo sanitario è assicurato. E lo stipendio pure: in media 170-180mila euro lordi annui, premi esclusi.

Il capitolo sui direttori generali del rapporto “Oasi” costituisce sicuramente una spia della fatica del "fare" salute pubblica e di gestirla, in un sistema che ha subito radicali cambianti negli ultimi dieci anni e di cui i manager hanno rappresentato, e rappresentano, una figura importante, la chiave di volta del sistema sanità. Bastano pochi dati per riflettere sull’argomento: dal 1996 a oggi sono stati ben 852 i manager che hanno ricoperto la carica almeno per un anno. Solo negli ultimi dodici mesi, dal 2007 al 2008, la durata in carica è scesa di un mese.

Insomma, l'instabilità cresce innegabilmente, ma con le dovute, immancabili differenze. Si dura 4 mesi in più nelle aziende ospedaliere (3 anni e 9 mesi) che rispetto alle Asl (3 anni e 5 mesi). La differenza è motivata dal fatto che alla relativa omogeneità dell'attività delle Ao (ricoveri ospedalieri) si contrappone la varietà di quella delle aziende territoriali (assistenza ospedaliera distrettuale e sanitaria collettiva in ambienti di vita e di lavoro). Per questo i compiti dei manager delle Ao rispetto a quelli delle Asl sono meglio definiti e la loro valutazione in base ai risultati ottenuti è meno influenzata da elementi di soggettività. Inoltre, il Dg di una Asl deve rispondere a un numero più elevato di interlocutori: primi fra tutti i rappresentati della Regione (che impone loro obiettivi soprattutto economico-finanziari) e degli Enti locali (che cercano di indirizzarne le scelte verso uno sviluppo diffuso dei servizi nel territorio).

Come detto, in Calabria si cambia in media dopo 1 anno e 8 mesi, e all'opposto a Bolzano si resiste sulla poltrona per 105 mesi. Entrambi record irraggiungibili. In media ogni azienda ha cambiato direttore generale più di due volte e mezza dal 1996: un orizzonte di gestione troppo limitato, si afferma nel rapporto.

Va da sé che tra elezioni regionali e cambi di maggioranza, conseguenti spoil system, valutazioni dell'operato dei manager, riforme che intanto intervengono, le Regioni non sono certo un unico blocco. Anzi. Qualche esempio? Regioni come Lazio, Calabria e Sardegna preferiscono “pescare” i propri direttori generali da altre regioni. Altre prediligono, all’opposto, il manager “nostrano”: è il caso di Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Molise. Infine il gruppo di Regioni dove il manager è instabile, ma viene scelto più facilmente facendo ruotare i direttori generali tra le aziende sanitarie: Umbria e Puglia.

Insomma, un incarico instabile e troppo legato a dinamiche istituzionali e politiche più di quanto non lo sia a verifiche reali dell'operato professionale. 

 

Alessandro Turri