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Gli effetti del mito dell'Europa ricca, dove il benessere è a portata di mano

 

Il viaggio dei ragazzi della Moldova

 


Soldi, soldi e solamente soldi.  Questo è l’unica motivazione che ha spinto quattro ragazzi neanche ventenni ad affrontare un lungo viaggio a piedi partendo dal sud della Repubblica della Moldova per raggiungere l'Austria, dove un amico,  senza documenti in regola,  li attendeva.
 

La televisione  mostra via satellite la bella vita nell’Europa non comunista di stampo sovietico:  tutti con l'auto nuova e con la casa bella; tutti al ristorante, al cinema - i ragazzi in spiggia d’estate e in montagna d’invero; e poi ci sono i moldavi che tornano con la berlina o il suv,  con i  soldi per comprare una casa con il bagno in camera e soprattutto per offrire da bere alle ragazze più belle,  quelle da portare in discoteca per farsi vedere da chi è rimasto a casa.

Questo spinge i ragazzi, a volte  neanche maggiorenni, ad affrontare con un paio di scarpe nuove e un vestito appena decente duemila chilometri a piedi attraversando il confine Moldavo per entrare in Ucraina; per poi risalire verso nord passando sopra la Romania e l’Ungheria, senza entrarci, fino a penetrare in territorio Slovacco (che ha il confine più facile da attraversare perché montuoso e boschivo); ancora 150 chilometri e si arriva alla meta.

E' la storia di quattro ragazzi dai 18 ai 22 anni che, all’insaputa dei genitori , sono partiti dal sud della Moldova dopo aver studiato per bene la carta geografica, senza documenti né soldi. Inseguivano l’avventura e il miraggio del denaro facile, che volevano accumulare con la complicità di un amico esperto in furti e residente (da irregolare) in Austria; li aspettava per rubare auto,  svaligiare appartamenti e, nel migliore dei casi, lavorare in nero.

Sì,  dopo cinque giorni con le scarpe rotte, i pantaloni stracciati, le gambe insanguinate, sudici e puzzolanti  e affamati, sarebbero arrivati a destinazione; ma hanno perso la rotta. Sono stati scoperti da una pattuglia della polizia slovacca e si sono arresi subito, sfiniti e doloranti, piangendo ed imprecando per non aver raggiunto l'obiettivo.

Ma i 5 giorni sono stati terribili. Costretti a rubare mele inseguiti dai cani, dormivano nel bosco e si lavavano con l’acqua dei canali; ma la fine non è stata uguale per tutti: dopo aver mentito sull’età e sul nome sono stati costretti a dire la verità per raccontare ai genitori cosa avevano fatto ed implorarli che spedissero loro il passaporto per uscire di prigione; sì, proprio la galera con ladri ed assassini.

Uno ha chiesto l’asilo e ha ottenuto il permesso di raggiungere l’Austria dove c’è la sorella, due hanno implorato di tornare a casa e l’ultimo, che aveva già avuto una espulsione, non si sa che fine abbia fatto. Il ritorno non è stato immediato: una settimana per il passaporto e 17 giorni per il trasporto nella capitale moldova. E poi a casa nel proprio paesino del distretto di Chaul; si rientra nella propria realtà, nella casa con il bagno nei campi,  con il riscaldamento a legna e il pozzo con il secchio per lavarsi e bere.

I soldi si possono fare anche in Moldova ma si deve lavorare e saper aspettare;  ma cinque generazioni di comunismo hanno distrutto la mentalità imprenditoriale connaturata nell'uomo e la capacità di ottimizzare il proprio lavoro.

In italia un irregolare non viene imprigionato; soccorso in mezzo al mare, gli viene data una scheda per telefonare, cibo e assistenza sanitaria. L'Unione europea si lamenta dei  Cpt italiani senza risolvere il problema. La religione cattolica ci ha insegnato ad aiutare e a porgere l’altra guancia; ma noi stiamo andando oltre ogni limite, con la pratica del buonismo che spinge la gente ad impedire un arresto di un irregolare che vende merce contraffatta o senza permessi.

E' certo che una adeguata politica di aiuti per i paesi in via di sviluppo, promossa dagli Stati Uniti e dall'Ue, potrebbe ridurre considerevolmente il traffico di esseri umani. Paesi come la Moldovia hanno bisogno di tutto, in ogni settore dell'economia e della vita civile.

A Padova ci sono una ventina di ragazzi minorenni della Moldova, più precisamente del paesetto di Colibasi (distretto di Chaul), un borgo costituito da un'unica strada che lo attraversa fino a sparire a ridosso di un colle, con case ai lati della strada.  Dietro le abitazioni, ci sono i terreni mezzi incolti e le pecore e, ogni 50 metri, i pozzi per l'acqua. Questi ragazzi hanno visto la televisione ed ascoltato chi ha fatto qualche soldo in Italia. Ora il Comune li mantiene in apposite strutture che pesano sulla collettività; con questi soldi si potrebbe fornire loro i mezzi per coltivare e produrre nel proprio paese. Ma sono minorenni e non ci sono le leggi per rimpatriarli ed aiutarli direttamente in loco; a loro sarebbe utile, a noi molto di più.

 

 

Maurizio Rossi